ROMA, 13 OTT – Le banche devono ricapitalizzare più in fretta e con più soldi per prevenire i rischi di default. L’Unione europea mira ad alzare, e di molto, l’asticella del capitale richiesto alle banche del Vecchio Continente per fare fronte alle perdite sui debiti sovrani, una soglia che circa 60 istituti sui 90 oggetto degli stress test non dovrebbero superare, per un esborso stimato da alcuni in circa 200 miliardi di euro.
In Italia le due big (ma molto probabilmente anche Mps e Ubi) non avranno problemi assicura il presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli mentre il Banco potrebbe essere al di sopra con le azioni decise nelle scorse settimane. La possibile decisione ha gia’ incontrato l’opposizione del settore bancario tedesco che ritiene esagerati i nuovi requisiti e potenzialmente in grado di aggravare anziche’ risolvere i problemi.
Le banche chiedono ai governi di assicurare piuttosto la solidita’ del proprio debito giungendo a dubitare, per voce del numero uno di Deutsche Bank Josef Ackermann. della capacita’ dei governi di risolvere la crisi.
Il piano salva Banche messo a punto dai vertici europei comincia cosi’ a prendere forma. La decisione di alzare l’asticella al 9% risponde cosi’ alle critiche emerse nell’ultimo stress test quando era stata fissata al 5%, un livello agevolmente superato dalla quasi totalita’ degli istituti del Vecchio Continente (solo 8 non passarono l’esame).
Ora, secondo uno studio di Credit Suisse che usa proprio la soglia del 9% Tier1, sarebbero 66 le banche a fallire il test con i nuovi limiti e a farne le spese maggiori sarebbero tre istituti: Royal Bank of Scotland, Deutsche Bank e Bnp per un totale di 47 miliardi. Problemi anche per Societe’ Generale (gia’ molto esposta verso la Grecia) e Barclays. Gli istituti, secondo Bruxelles, dovrebbero prima fare ricorso a capitali privati, poi all’aiuto pubblico e, solo in ultima analisi, al fondo salva stati Efsf.
In Italia, per fortuna, i ‘compiti’ sono stati fatti prima e sotto la spinta della Banca d’Italia gli istituti di credito hanno gia’ varato nell’anno massicci aumenti di capitale che li hanno messi in sicurezza. Aiuta anche la bassissima esposizione verso la Grecia e i paesi periferici (pochi miliardi in totale contro le esposizioni a due cifre di Francia e Germania) sebbene si sconti uno spread maggiore e un rischio sul debito sovrano italiano sempre piu’ alto.
Per Bazoli comunque le due grandi, l’istituto da lui guidato e Unicredit non saranno toccate. Nell’ultimo stress test avevano raggiunto un punteggio pari all’8,9% per Intesa Sanpaolo (9,2 considerati tutti gli strumenti), Ubi Banca del 7,4% (8,1), Unicredit del 6,7% (7,2), Mps del 6,3% (8,8), il Banco Popolare del 5,7% (6,2). Piazza Cordusio a dire il vero aspetta anche le indicazioni del comitato di Basilea e del G20 sulle istituzioni sistemiche per decidere sull’aumento di capitale.