Usa, compagnie aeree. Extra-lusso in prima a spese della misera economy

Letti in prima classe, ''parco buoi'' in economy

NEW YORK, STATI UNITI – Le compagnie aree americane stanno rendendo la vita sempre piu’ piacevole ai ricchi passeggeri che viaggiano in prima classe, mentre in economy nel ”parco buoi” calano i centimetri che separano una fila dall’altra e peggiora la qualita’ dei pasti.

In ‘First’ i passeggeri sono coccolati dal personale di bordo e possono contare su schermi piatti, sedili reclinabili che si trasformano in veri e propri letti e pasti da gran gourmet. Le societa’ statunitensi, che vedono di nuovo il segno piu’ nei bilanci dopo un decennio distrastroso, stanno spendendo oltre due miliardi di dollari per rendere gli apparecchi piu’ confortevoli e sbaragliare la concorrenza.

Tra le compagnie aeree si e’ infatti scatenata una vera guerra per accaparrarsi i passeggeri di prima classe. E hanno ottimi motivi per farlo. Mentre un biglietto in economica per un volo da Chicago a Pechino costa in media sui mille dollari, il prezzo sale a 4.000 per la business e fino a 12.000 per la prima.

Secondo i dati forniti dalla ”International Air Transport Association” e riferiti dal New York Times, chi sceglie First e Business per i voli intercontinentali, anche se rappresenta solo l’8% del flusso totale di persone che viaggia in aereo, porta nelle tasche delle aziende una percentuale pari al 27% delle entrate.

Le compagnie si stanno concentrando su tre aree per assicurarsi la fedelta’ dei passeggeri piu’ redditizi e recuperare terreno nei confronti dei giganti stranieri. Prima di tutto puntano a dare ai viaggiatori la possibilita’ di riposare come se dormissero nel letto di un albergo, offrendo sedili completamente reclinabili, piumino e cuscini di ottima qualita’, e su alcune rotte addirittura pigiama e pantofole.

In secondo luogo rivolgono grande attenzione al cibo, che deve raggiungere standard da ristorante a cinque stelle. Infine stanno migliorando la qualita’ delle salette vip per rendere piu’ piacevole l’attesa in aeroporto.

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lgermini