WASHINGTON, STATI UNITI – Il fiscal cliff va risolto e una ”soluzione va trovata il prima possibile”. Il presidente Barack Obama, in viaggio verso l’Asia, torna sul problema piu’ urgente di politica interna, ovvero i tagli automatici alla spesa e l’aumento delle tasse che scatteranno fra la fine dell’anno e l’inizio del 2013 in mancanza di un accordo in Congresso e che rischiano di far scivolare gli Stati Uniti in una nuova recessione.
Obama ribadisce l’importanza di non tenere la classe media ostaggio nel confronto sull’aumento delle tasse ai ricchi che il presidente chiede. E fissa il prossimo appuntamento con i leader del Congresso: e’ per la settimana successiva al giorno del Ringraziamento, che cade il 22 novembre prossimo. A sottolineare l’importanza del risolvere i problemi dei conti pubblici americani presto e’ anche l’ex presidente della Fed, Alan Greenspan. ”Siamo in una situazione senza precedenti. Se dobbiamo avere una moderata recessione per risolvere i nostri problemi di finanza pubblica va bene” afferma Greenspan in un’intervista alla Cnn, ribadendo che il vero problema degli Usa e’ l’elevata spesa pubblica.
Una soluzione – afferma il New York Times – va trovata per evitare una Armageddon del debito, una apocalisse del debito che in ogni caso significa un’asterity che gli Stati Uniti ora non possono permettersi. ”L’economia e’ tornata a crescere e a creare posti di lavoro dopo la peggiore recessione dei nostri tempi”, sottolinea Obama nel discorso settimanale. Da qui l’appello al Congresso ”a discutere una strada per ridurre il deficit e il debito in modo da rafforzare l’economia e tutelare la classe media”, per la quale vanno estesi gli sgravi dell’era Bush.
Obama ammette l’esistenza di divergenze sull’approccio da seguire ma afferma: ”dobbiamo lavorare insieme”. Il fiscal cliff, che spaventa i mercati, sara’ probabilmente uno dei temi sui quali Obama cerchera’ di rassicurare il premier cinese Wen Jiabao nel corso della sua visita in Asia. La Cina e’ infatti il maggiore creditore estero americano, con oltre 1.150 miliardi di dollari di debito statunitense in portafoglio.
