WASHINGTON, STATI UNITI – ”Evitare la catastrofe dell’estate del 2011”, quando il muro contro muro tra Casa Bianca e Congresso sul debito portò al primo downgrade della storia degli Stati Uniti, con l’agenzia Standard&Poor’s che tolse agli Usa la prestigiosa ‘tripla A’.
L’appello è del presidente Barack Obama, che lancia ai repubblicani l’ennesima sfida: “Se si vuole l’intesa sul ‘fiscal cliff’ si fa in una settimana. Nessuno più di me vuole che la situazione sia risolta, perchè gli americani “non possono permettersi un’altra crisi”, ammonisce il presidente.
Ma i tempi sono oramai strettissimi: l’aumento automatico delle imposte e dei tagli alla spesa pubblica scatterà all’inizio del prossimo anno, ma il Congresso dovrebbe chiudere il 14 dicembre per la pausa natalizia. Dunque non c’è davvero più tempo da perdere. Dallo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, sembra arrivare un’apertura: “Sono pronto a incontrare Obama”, ha detto davanti ai giornalisti, assicurando che l’accordo sulla riduzione del deficit sarà fatto, ma ribadendo che il piano da 1.600 miliardi di dollari presentato dal presidente non è “equilibrato”.
Nella serata di mercoledi il presidente e lo speaker della Camera hanno parlatro al telefono per tentare di superare lo stallo nelle trattative. Per il momento, pero’, ognuno sembra rimanere sulle proprie posizioni. Il presidente ha ribadito che non si riuscirà ad ottenere le entrate necessarie se non si aumenteranno le tasse: e questo aumento non può non riguardare i più ricchi – come ha riaffermato anche il segretario al Tesoro, Timothy Geithner – mentre la classe media deve essere tutelata anche per dare una spinta a un’economia che ancora oggi stenta a crescere a un ritmo soddisfacente.
“Stiamo facendo progressi, ma non siamo ancora dove dovremmo”, ha ammesso Obama parlando a una platea di imprenditori e sottolineando la migliorata situazione nel settore immobiliare – quello da cui partì la crisi del 2008 – e la ritrovata fiducia dei consumatori. Ma ha ricordato anche che la ripresa dell’economia mondiale è ancora ‘soft’ e come in particolare quella dell’Europa vada incontro ancora a un periodo di lenta crescita.
E’ possibile che nelle prossime ore il lavoro sotterraneo portato avanti dagli sherpa di Casa Bianca e Congresso dia qualche risultato. Intanto, però, ci si prepara al peggio, con il Pentagono e le altre agenzie federali che nelle ultime ore sono state invitate a prepararsi all’eventualità di tagli automatici a partire dal prossimo 2 gennaio a causa del ‘fiscal cliff’ che – senz un’intesa – produrrebbe tutti i suoi effetti devastanti. Con gli Stati Uniti che – avvertono analisti e osservatori – rischierebbero una nuova recessione.