
NEW YORK, STATI UNITI – E’ abbastanza difficile da credere, ma anche i ricchi si ”indignano” e fanno gli offesi. Nonostante la rabbia popolare, le critiche della politica e gli accampamenti di manifestanti sotto le loro abitazioni, i miliardari americani vanno all’attacco in quella che sembra essere una guerra di classe.
L’amministratore delegato di JPMorgan Jamie Dimon, il gestore di hedge funds John Paulson e altri personaggi di spicco – secondo quanto riferisce il Financial Times – stanno sfoderano una serie di tattiche per difendersi dalla pioggia di polemiche riversata nei loro confronti e alimentata dal movimento Occupy Wall Street, che ha come slogan ”Noi siamo il 99%”, riferito alla maggioranza della popolazione contro l’1% di ricchi.
Uno degli strumenti usati dai ricconi e’ quello di criticare il tono del dibattito, definendolo contrario ai tradizionali valori americani. Leon Cooperman, manager di hedge fund e veterano di Goldman Sachs, ha di recente attaccato le tattiche populiste del presidente Barack Obama in una lettera aperta circolata a Wall Street.
Cooperman, che sulla scia di Bill Gates e Warren Buffett si e’ impegnato a dar via gran parte della sua fortuna, e’ favorevole a piu’ tasse per i ricchi e non critica Obama per le difficolta’ economiche. Ma afferma: ”Quello di cui lui e’ responsabile e’ il tenore di un dibattitto pieno di rancori, dando vita a quella che molti hanno defenito ‘guerra di classe”’.
Critici della demonizzazione di chi ha successo sono anche Dimon e Stephen Schwarzman, fondatori del gruppo di private equity Blackstone e attivo nella raccolta fondi per la campagna elettorale del candidato repubblicano alla Casa Bianca, Mitt Romney. Secondo Schwarzman attaccare solo i ricchi non risolve i problemi di bilancio americani.
John Paulson, che ha guadagnato miliardi scommettendo sul default dei mutui, ha dichiarato che la sua societa’ ha creato 100 posti di lavoro altamente retribuiti a New York da quando e’ stato fondato. ”L’1% dei newyorkesi paga oltre il 40% di tutte le tasse sui redditi – dice Paulson – a beneficio della citta’ e dello stato. Invece che offendere le attivita’ di successo bisognerebbe incoraggiarle a restare a New York e a continuare a crescere”.
