AVELLINO, 9 OTT – Dopo novanta giorni di sciopero, cominciati con l'annuncio della Fiat di dismettere le attività produttive dello stabilimento, per i quasi settecento dipendenti della Irisbus di Valle Ufita, in provincia di Avellino, si aprono concreti spiragli per salvare i posti di lavoro continuando a produrre, unico stabilimento italiano, autobus urbani ed extraurbani. La notizia delle ultime ore, che apre ad un cauto ottimismo, è quella della disposibilità manifestata dall'amministratore delegato di Fiat Industrial, Alfredo Altavilla, a valutare la manifestazione di interesse della Dfm, la corporation cinese Dongfeng che attraverso la Amsia Motor limited ha formalizzato la richiesta di rilevare il sito produttivo nato in Irpinia nel 1978, per continuare a produrre autobus mantenendo gli attuali livelli di occupazione.
L'incontro tra gli emissari del colosso cinese, che con 50 mila dipendenti ha interessi in Canada, Arabia Saudita e Usa, e i vertici di Fiat Industrial, potrebbe tenersi già nella prima metà della prossima settimana. Su un altro binario, parallelo alla trattativa, vanno invece avanti le procedure per la messa in mobilità, con i conseguenti licenziamenti di tutti i dipendenti, messe in moto dall'azienda la settimana scorsa con la comunicazione alle Rsu della Irisbus, al ministero per lo Sviluppo economico e alla Confindustria di Avellino.
La decisione della Fiat è giunta dopo una serie di incontri, senza conseguenze, presso il ministero dello Sviluppo Economico nei quali la multinazionale torinese, sulla scorta di analisi dei costi e delle prospettive di mercato, aveva confermato la decisione di dismettere le attività produttive dello stabilimento di Valle Ufita e la cessione del ramo di azienda alla DR, il gruppo molisano che fa capo all'imprenditore Massimo Di Risio, lo stesso che ha rilevato lo stabilimento ex Fiat di Termini Imerese.
La "soluzione Di Risio", che prevedeva la produzione di citycar e veicoli commerciali su meccanica Fiat, sin dal 7 luglio scorso, quando Fiat annunciò la dismissione pur avendo investito l'anno precedente trenta milioni di euro sullo stabilimento di Valle Ufita, è sempre stata rifiutata da operai e sindacati ma anche dai sindaci e dalle istituzioni locali che, all'unisono, hanno continuato a chiedere al governo il varo di una politica industriale che considerasse strategico il trasporto pubblico locale e la riqualificazione del parco autobus circolante, che secondo stime dello stesso ministero dei Trasporti andrebbe rinnovato con urgenza per evitare le sanzioni dell'Unione Europea che, sul fronte dell'inquinamento, si appresta a multare l'Italia per un miliardo e 700 mila euro.
Su questo versante ha insistito ancora l'altro ieri davanti ai cancelli della Irisbus, dove sono giunti anche i delegati sindacali del Lingotto, Melfi, Cassino, Pomigliano e Pratola Serra, il segretario della Fiom Cgil, Maurizio Landini che per il prossimo 21 ottobre ha annunciato una manifestazione nazionale di tutti i lavoratori del gruppo Fiat: "Il governo -ha detto Landini- continua a varare leggi che facilitano gli obiettivi di Marchionne, che vuole aziende in cui si lavora senza applicare il contratto, senza leggi nè regole: per questo è pronto a lasciare Confindustria. In Fiat, dove le cose vanno bene, si lavora per due settimane al mese, altrove le attività sono ferme. L'esecutivo non ha una politica industriale nè una sul trasporto pubblico in un Paese costretto a chiudere le sue città a causa dell'inquinamento".