ROMA – La procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla morte dei due clochard avvenuta in un tunnel di Corso Italia. Gli accertamenti sono affidati al pm Alberto Galanti. Nessuna ipotesi di reato al vaglio, per il momento, anche alla luce di alcune testimonianze secondo le quali le fiamme si sarebbero propagate a causa dell’accensione di cartoni da parte dei due clochard. Tra i primi atti della magistratura l’autopsia sui due corpi carbonizzati.
I clochard che vivono sotto i tunnel a Roma sono molti. A corso Italia nel sottopassi i due somali non erano i soli. Li’ negli slarghi ricavati tra il guardrail e le uscite di sicurezza o le cabine telefoniche in molti hanno allestito rifugi di fortuna. Rifugi anche molto pericolosi, perché le auto passano a pochi centimetri e a velocita’ sostenuta. Basta un nulla e questi disperati potrebbero essere travolti.
Un altro morto in questi sottopassaggi che portano a via Veneto c’era stato il 23 gennaio scorso: nel tratto vicino Porta Pia è stato trovato il corpo senza vita di un uomo di 50 circa, magrissimo, probabilmente u senza tetto morto di stenti tra topi, escrementi, sporcizia e abbandono.
Ma il ghetto di Corso Italia, a due passi da Via Veneto, non è il primo ospitato nei sottopassi di Roma, veri tunnel della disperazione. Nel 2003 in diverse operazioni fu sgomberato il tratto tra la Galleria Principe Amedeo e ‘sottopassino’, questa volta a pochi metri da San Pietro.
Strutture inaugurate per il Giubileo e poi occupate da disperati, in gran parte dell’Est, che avevano allestito case di fortuna tra le uscite di sicurezza e le rampe del sottopasso pedonale di Porta Cavalleggeri, la galleria, il parcheggio-terminal del Gianicolo e il sottopassino sul lungotevere.
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