Dottorato honoris causa alla Sapienza di Roma per Andrea Camilleri

ROMA, 16 MAR – ''La Sicilia sognava di avere un posto in Europa, tra le grandi potenze. Oggi, a 150 anni dall'unita', deve battersi per mantener il suo posto in Italia''. Dedica alla Sicilia e a quel sogno forse fallito di un'Europa davvero unita il suo discorso Andrea Camilleri, oggi a Roma per ricevere ''il grande onore'' del dottorato honoris causa in storia dell'Europa, che gli ha conferito l'Universita' La Sapienza di Roma.

Nato a Porto Empedocle 86 primavere fa e oggi autore di best seller tradotti in tutto il mondo, papa' del celebre commissario Montalbano, ma anche regista, sceneggiatore, docente, Camilleri ha ricevuto il dottorato a conclusione degli eventi de La Sapienza per il 150enario dell'unita' d'Italia ''per aver avvicinato i lettori a momenti significativi della storia nazionale aggiungendo, attraverso i suoi romanzi, uno sguardo alla cultura e alle vicende della Sicilia''. Vicende che l'autore de 'Il corso delle cose' ha ripercorso oggi davanti all'aula magna gremita di studenti in una speciale lezione di storia per sfatare la ''leggenda non certo aurea ma fortemente radicata, di una Sicilia irredimibile, isolata nei secoli e rassegnata al suo destino di figlia di un Dio Minore''.

Tra citazioni che vanno da Sciascia allo storico Francesco Renda, Camilleri rivive i moti rivoluzionari di inizio Ottocento, i progetti dello sbarco, il plebiscito del 1860, l'assalto a Palermo, la nascita del brigantaggio (con 8mila persone coinvolte, ''si tratto' di una vera rivolta contadina'') e dei ''molti errori commessi che ancora oggi scontiamo. Basti vedere – spiega – come il divario tra nord e sud si sia sempre piu' allargato, anziche' restringersi, dopo l'unita'''. Ma se la Sicilia ancora annaspa ''nel suo immobilismo – prosegue – e' colpa di tutti noi siciliani''. Guarda all'Italia Camilleri. ''Quando vengo definito uno scrittore siciliano – spiega – mi affretto a correggere, dicendo che sono uno scrittore italiano, nato in Sicilia''. Ma guarda soprattutto all'Europa, narrando la trama di un ''romanzo autobiografico che non avro' la forza di scrivere a causa dell'eta'''. Non e' un giallo, questa volta, anche se poco prima aveva ammesso che ''i gialli sono importanti in questo momento perche' sono una forma per contrabbandare un vero e serio esame della societa' attuale''.

Questa volta protagonista e' un ragazzo nato in Sicilia nel '25 che fa di Spagna, Francia, Inghilterra e Germania le ''sue patrie lettere''. Vive il fascismo, passa al comunismo, ascolta il manifesto di Ventotene di Spinelli e Rossi, conosce le idee di Einaudi e De Gasperi, ma poi si ritrova in tarda eta' con un'Europa che non assomiglia a quelle ispirazioni, in ''una crisi che e' essenzialmente economica'' e con la ''Grecia, culla del nostro pensiero e della cultura occidentale'' ridotta tra poverta' e disordini. ''La vera unita' – ammonisce Camilleri – non puo' esistere se non c'e' un ideale profondo e condiviso che guarda alla comunita' e alla fratellanza. Mi auguro che i miei nipoti questa conclusione possano non leggerla in un romanzo, ma realizzarla, viverla''.

Published by
luiss_smorgana