
ROMA – Diffamazione a mezzo stampa, non basta togliere il carcere ai giornalisti: รจ questo l’appello al governo Renzi dell’associazione “Ossigeno per l’informazione”, osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia promosso da FNSI e Ordine dei Giornalisti.
L’appello arriva quando il Senato sta esaminando, in seconda lettura, il disegno di legge sulle modifiche del reato di Diffamazione a mezzo stampa, la cosiddetta legge bavaglio. Secondo il direttore di “Ossigeno per l’informazione”, Alberto Spampinato, non si possono lasciare in vigore norme che “permettono lโabuso a scopo intimidatorio delle querele e delle citazioni per danni nei confronti dei giornalisti”.
Questo l’appello di Ossigeno:
Il dibattito dei prossimi giorni al Senato offre lโoccasione per introdurre nel progetto di legge gli emendamenti sollecitati da tutta Europa.
โNei prossimi giorni, il Senato sarร finalmente chiamato a votare in seconda lettura la proposta di legge approvata un anno fa dalla Camera dei Deputati per modificare le norme sulla diffamazione a mezzo stampa sostituendo il carcere con sanzioni pecuniarie. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi impegni il suo governo a favorire lโapprovazione di questa legge apportandovi alcune modifiche indispensabili per mettere lโItalia al passo con gli standard europei piรน volte richiamati dalla Corte Europea dei Diritti dellโUomo e da varie istituzioni internazionaliโ, ha dichiarato Alberto Spampinato, consigliere della FNSI e direttore dellโosservatorio Ossigeno per lโInformazione.
โIl Senato modificherร per la prima volta dopo 66 anni le norme della legge sulla stampa e non puรฒ limitarsi a ratificare un testo che presenta le pecche e le gravi lacune evidenziate dalle importanti istituzioni europee. Non si possono lasciare ancora in vigore, a causa di resistenze ingiustificabili, norme che permettono lโabuso a scopo intimidatorio delle querele e delle citazioni per danni nei confronti dei giornalisti. Il governo non puรฒ essere spettatore passivo di una battaglia di civiltร e di democrazia. Renzi tenga conto delle sollecitazioni che gli sono state rivolte in questo senso da piรน parti: dal Commissario per i Diritti Umani, dal Consiglio dโEuropa, dallโOsce, dal relatore delle Nazione Unite, da Article 19 e, da ultimo, dal Committee to Protect Journalist di New York. Nellโiter parlamentare, finora i rappresentanti del governo hanno fatto scena muta ma si sono opposti agli adeguamenti necessari: senza fornire alcuna motivazione hanno dato parere negativo agli emendamenti che recepiscono gli standard europei. Ora che quegli stessi emendamenti, ripresentati dal senatore Felice Casson, giungono in aula e lโesecutivo deve dare nuovamente il suo parere, il governo ha lโoccasione per dimostrare il suo effettivo orientamentoโ.
โSperiamo che anche il Senato, che due anni fa, di fronte al caso Sallusti ha fallito la prova, si mostri allโaltezza della sfida. Nel 2012 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risolse il caso Sallusti, che esponeva lโItalia a un coro di accuse internazionali, usando il potere di commutare la pena detentiva in una multa e chiedendo al Parlamento di modificare le norme sulla diffamazione senza indugio e tenendo conto dei ripetuti richiami europei. Quel richiamo e quellโurgenza sono piรน che mai attuali poichรฉ nel frattempo in Italia sono aumentati del cinquanta per cento, come dimostrano i dati di Ossigeno, le intimidazioni e gli abusi delle querele che hanno effetto intimidatorio contro i giornalistiโ.
