Non c’รจ solo l’Indro Montanelli antiberlusconiano, ci ricorda un pezzo di Michele Brambilla su La Stampa che Blitz Quotidiano vi propone come articolo del giorno. Non c’รจ solo il Montanelli degli ultimi 7 anni di vita, esaltato dalla sinistra italiana accecata dall’odio per Re Silvio. No. C’รจ il Montanelli gambizzato dalle Brigate Rosse e “innominato” dal Corriere della Sera, c’รจ il Montanelli odiato dai “rossi” e il Montanelli berlusconiano. Sicuramente non c’รจ uno di questi Montanelli che sia voltagabbana: lasciรฒ il carro del berlusconismo quando era lanciato verso il trionfo e 60 anni prima lasciรฒ il fascismo all’apice dei consensi, minimizzando i “trionfi” in orbace nei calori della guerra civile spagnola.
Cade oggi il decimo anniversario della morte di Indro Montanelli. E purtroppo per lui le commemorazioni – partite con largo anticipo – vertono quasi tutte su un unico tema: il suo rapporto con Berlusconi dal โ94 in poi. Degli oltre settantโanni di giornalismo di Montanelli – che quando morรฌ aveva 92 anni – se ne considera solo un dieci per cento scarso. […].
Si contesta a Montanelli di aver voltato le spalle a Berlusconi dopo aver detto, per molti anni, che era il miglior editore che un direttore si potesse augurare. I due divorziarono quando il Cavaliere decise di entrare in politica. Aveva tutto il diritto di farlo, cosรฌ come aveva tutto il diritto di pretendere che il suo Giornale lo appoggiasse. Montanelli lo abbandonรฒ, e per questo gli hanno dato e gli danno dellโingrato. Ma chi fra i due aveva cambiato il rapporto? Quando parlava di ยซmiglior editore possibileยป, Montanelli parlava di un Berlusconi che faceva solo lโimprenditore, non il capo di un partito. Fu insomma un divorzio inevitabile e anzi doveroso: non un tradimento.
[…] E in quello scontro aspro la sinistra adottรฒ Indro con una disinvoltura sospetta.
ร giusto infatti ricordare che cosa la sinistra – e buona parte della stampa borghese che a quella sinistra si accodรฒ – disse e scrisse di Montanelli negli Anni Settanta, che furono quelli della violenza di piazza, del terrorismo, delle bombe. Quando le Brigate Rosse spararono alle gambe di Montanelli (2 giugno 1977) ยซsoltanto i miei vecchi amici-nemici Eugenio Scalfari e Giorgio Bocca ebbero il coraggio di manifestarmi la loro solidarietร ยป, raccontรฒ lui in unโintervista nel 1985. Ma in quel giugno 1977 ci si faceva scrupoli perfino a nominarlo, Montanelli. Il Corriere della Sera, giornale che Indro considerava la sua seconda pelle per averci lavorato 35 anni, titolรฒ ยซI giornalisti nuovo bersaglio della violenza – Le Brigate Rosse rivendicano gli attentatiยป. Il nome del ยซgiornalista nuovo bersaglioยป compariva solo nella seconda riga di un sommario scritto con carattere da avvertenze farmaceutiche, e solo dopo il nome di un altro giornalista ferito,Vittorio Bruno del Secolo XIX.
Tutto questo รจ giusto che sia ricordato. Meno giusto รจ perรฒ considerare la sinistra come un qualcosa di disincarnato e immutabile. Quella di allora, non รจ quella di oggi. Non cโรจ piรน il terrorismo. Non cโรจ piรน il comunismo. Montanelli lo sapeva bene e a chi gli rimproverava – dopo la discesa in campo di Berlusconi – di non combattere al suo fianco contro i comunisti, rispondeva: ยซIo le battaglie le faccio contro i vivi. Non contro i mortiยป.
Si possono avere opinioni diverse, su Montanelli. Ma dargli del voltagabbana vuol dire dimenticare che i voltagabbana sono quelli che, quando cambiano idea, salgono sul carro di chi sta vincendo, non di chi sta perdendo. Montanelli lasciรฒ Berlusconi che stava per diventare presidente del Consiglio per fondare un giornale, La Voce, tanto fragile da morire in culla. Cosรฌ come quando decise di rompere con il fascismo, ruppe nel momento di maggior consenso del regime. Era il 1937 e da inviato del Messaggero seguiva la guerra civile spagnola. Scrisse che per le truppe italiane la battaglia di Santander non era stata lโepica impresa che il fascismo voleva far credere, ma ยซuna passeggiata con un solo nemico: il caldoยป. Fu licenziato, radiato dallโAlbo dei giornalisti e finรฌ in Estonia a lavorare.
