ROMA – Microsoft accusa Google: “Imbroglia gli utenti sugli annunci a pagamento”. Il Corriere della Sera spiega che la nuova “crociata” di Microsoft contro il colosso di Mountain View passa dalla pubblicità. La Microsoft ha creato la scorsa settimana un sito, Scroogled.com, che avverte gli utenti degli Stati Uniti della selezione, che sarebbe fatta a suon di denaro e non di algoritmi, degli annunci nella sezione Shopping di Google.
Il Corriere della Sera scrive:
“Lo slogan, a caratteri cubitali e vergato coi colori del logo di Google, è «Don’t get scroogled». Non fatevi fregare da Google è una traduzione inevitabilmente approssimativa perché il neologismo «Scroogle» evoca Ebenezer Scrooge, l’avido senza cuore del «Canto di Natale» di Charles Dickens, ma a molti pare un’abbreviazione di «screwed by Google» (fottuti da Google). Comunque un pugno allo stomaco, come conferma la riga successiva dell’annuncio che accusa la società di Mountain View di non «fornire una ricerca onesta» ai suoi utenti dell’area Shopping. Firmato Microsoft e Bing, il motore di ricerca del gruppo di Seattle che funziona bene e cresce, ma non riesce a intaccare la leadership di Google che da sola occupa più dei due terzi del mercato del «search» (67%)”.
Un attacco mirato, scrive il Corriere, che punta a conquistare per Bing, il motore di ricerca firmato Microsoft, quote del mercato proprio in occasione dell’arrivo del Natale e delle vendite:
“Ma liquidare la vicenda come una battaglia per i regali di fine d’anno sarebbe riduttivo e fuorviante. Intanto va detto che in questo campo, se è vero che Google nei mesi scorsi ha cambiato le sue regole senza dare troppo nell’occhio (per adesso solo negli Usa: in Italia il nuovo sistema basato su inserzioni pagate arriverà a metà febbraio, per ora su «Shopping» ci sono ancora annunci «free»), è anche vero che Bing si comporta in modo non molto diverso.
Insomma Microsoft è un predicatore poco credibile. Google sostiene addirittura che il suo sistema è più trasparente proprio per la scelta «tutto-pay» di Google Shopping, mentre sul suo motore «search» di base gli annunci pagati sono ben distinti dalla graduatoria oggettiva prodotta da ogni ricerca. La società sostiene addirittura che gli annunci pagati sono migliori di quelli «free» perché chi spende soldi sta più attento a confezionare un messaggio attraente, un’offerta che appaia davvero conveniente”.
Sembrano ormai lontani i tempi in cui Larry Page e Sergey Brin, che fondarono Google nel 2004, parlavano di “risultati oggettivi, imparziali per i quali non accetteremo pagamenti”. Google è diventato colosso e protagonista del mercato mondiale, scrive il Corriere, e per mantenere il suo primato deve “arrendersi” alle leggi di mercato a cui aveva dichiarato battaglia.
Una svolta “legittima”, spiega il Corriere, sia da parte di Google che da quella di Microsoft, che nella sua crociata contro il motore di ricerca e concorrente ha deciso di spendere milioni, affidandosi nelle mani di Mark Penn:
“Questo è probabilmente il cuore della campagna di Microsoft nella quale c’è lo zampino di Mark Penn, il guru della campagna di Hillary Clinton del 2008 approdato due anni fa a Seattle. Ruppe con Hillary anche perché voleva usare strumenti di pubblicità negativa contro il candidato Obama. Ora lo sta facendo con Google. Più che per conquistare pezzi di mercato, per accentuare le difficoltà di un avversario messo proprio ora sotto assedio dalle «authority» regolamentari dei governi negli Usa in Europa”.