
MILANO – Microsoft tende la mano a Google: basta sistemi chiusi, sì all’open source. Tradotto dal gergo dell’informatica all’italiano, rendere i rispettivi software e sistemi operativi compatibili l’uno con l’altro. Il termine tecnico è: “Interoperabilità”. I diversi documenti, formati che siano compatibili su un pc con sistema operativo Windows e uno smartphone che usa Google Android. Open source è sempre stata la parola d’ordine di Google, a partire dal manifesto col motto “Don’t be evil”. Invece copyright, software a pagamento e sistemi chiusi hanno sempre caratterizzato Microsoft ed Apple.
“Senza una corretta strategia di interoperabilità non si può seguire il mercato”, ha dichiarato, intervistato da Gabriele De Palma del Corriere.it, Pierluigi Mazzuca, responsabile delle strategie competitive di Microsoft:
In passato Microsoft però si è dimostrata molto poco open.
È vero, ma da qualche tempo non è più così. Da qualche anno partecipiamo alle organizzazione preposte agli standard web e ha da poco festeggiato un anno Microsoft OpenTech, il portabandiera dell’interoperabilità: uno dei senior advisor di OpenTech è Gianugo Rebellino, vice president della Apache Foundation (l’organizzazione no-profit che ha sviluppato il software per i server con licenza open source e free software).[…]Va bene, ma in termini meno tecnici, perché questo cambio di atteggiamento?
C’è una chiara direzione tecnologica. I clienti utilizzano varie tecnologie e servizi di diversi fornitori. Lavorare bene con gli altri è necessario. Questa la realtà con cui ci confrontiamo. Molti ad esempio usano Chrome su Windows. A fronte di questa situazione l’atteggiamento di definire un perimetro e difenderlo con unghie e denti è perdente. E poi c’è un’altra direzione chiara espressa dal mercato, il cloud.Perché?
Perché le tecnologie del cloud computing devono di per sé essere interoperabili. Lì non ha nessun senso fare le barricate.Perché ce l’avete tanto con Google? Perché ad esempio non indirizzate ad Apple l’appello a maggiore interoperabilità: il loro modello è chiuso e hanno una “discreta” fetta di mercato?
La competizione con Apple c’è, magari meno evidente e fa meno notizia in questo momento di quella con Google. Però ad Apple il tema della openness e quello dell’interoperabilità sono estranei. La storia di Apple e di Google partono da presupposti diversi. Certamente Google è stata ed è più sensibile all’interoperabilità. Quindi è più facile che si muova Google.Non è molto credibile però che lo facciate per riportare sulla retta via un diretto concorrente.
Non lo facciamo certo per Google: lo facciamo per i clienti e per noi, perché vogliamo sopravvivere al mercato. E il mercato chiede interoperabilità. Con Google siamo in competizione su quasi tutti i mercati e i settori dell’hi-tech, ma è necessario che la concorrenza assuma anche i toni collaborativi della co-opetition.
