
(ANSA) – ROMA – Dal sogno all’incubo: è questa la parabola di Rusalka, capolavoro del compositore ceco Antonin Dvorak, che ha inaugurato questa sera la stagione 2014/2015 del Teatro dell’Opera di Roma.
Tutto il contrario di ciò che è accaduto nelle ultime ore nei corridoi dell’ente lirico romano: fuggendo dall’incubo dei licenziamenti di coro e orchestra grazie al nuovo accordo sottoscritto da sindacati e cda dell’azienda (e accettato a grandissima maggioranza dai lavoratori) il teatro ha riconquistato, se non proprio una dimensione da sogno, almeno la pace.
Con nuove regole di risparmio e di organizzazione del lavoro volte a una netta crescita della produttività, per il Costanzi si apre dunque doppiamente una stagione nuova, in grado di gettare sul futuro una luce positiva, allontanando almeno lo spettro delle esternalizzazioni dei dipendenti.
A celebrare questa ripartenza positiva è dunque Rusalka, fiaba lirica in tre atti, firmata da Denis Krief (autore di regia, scene e costumi) e con la direzione del Maestro norvegese Eivind Gullberg Jensen al debutto sul podio dell’orchestra capitolina: un titolo non consueto, per la prima volta in una produzione del Costanzi, in replica fino al 14 dicembre. Tratta dalla mitologia slava, dalla leggenda di Melusine popolare in Germania, da La sirenetta di Hans Christian Andersen e dalla novella Undine di Friedrich de la Motte Fouqué, l’opera racconta la vicenda della ninfa Rusalka che per amore assume sembianze umane.
Ma nessun lieto fine attenderà la povera fanciulla, destinata a veder svanire il suo sogno.
Per il pubblico (presenti anche il ministro Padoan, il sovrintendente Fuortes e l’assessore Marinelli) una storia fortemente simbolica e tragica, di certo non una “favola per bambini”, come ha precisato Krief. Simboli e suggestioni si ritrovano infatti anche nell’impianto scenico, una grande scatola i cui elementi astratti e stilizzati evocano sensazioni evitando ogni verosimiglianza. Ecco allora che la potenza della musica, l’interpretazione dei protagonisti (molto applauditi Svetla Vassileva nei panni di Rusalka, Maksim Aksenov nel ruolo del Principe, Steve Humes e Larissa Diadkova rispettivamente in quelli dello Spirito dell’Acqua e della strega Jezibaba), le evoluzioni del corpo di ballo del teatro (con le coreografie di Denis Ganio) si uniscono a luci, costumi e scene nel racconto di una storia senza tempo.
Sebbene la trama appaia classica (una fanciulla innamorata di un giovane che la tradisce, la disperazione di lei per questo amore sbagliato e il pentimento tardivo di lui fino all’epilogo tragico), e nonostante l’allestimento non certo sfarzoso in tempi di spending review, Rusalka infatti sprigiona sensualità ed eleganza, passione, desiderio e l’intensità di un vero dramma psicologico.
Merito della regia di Krief che con la sua “visione” ha eluso ogni banalizzazione. La scelta di puntare sulla recitazione per delineare i caratteri in scena (una cura particolare per il personaggio della protagonista, una ragazza che scoprendo il desiderio dei sensi non vuole più essere bambina) si è rivelata vincente, a giudicare dagli applausi della prima. Un risultato non scontato, soprattutto se si considera il fatto che Rusalka, non essendo un’opera molto rappresentata nei nostri teatri, deve “conquistarsi” il suo pubblico, dal momento che quest’ultimo non può esserle legato per così dire a priori dalla consuetudine dell’ascolto.
