Le spese per consulenze rappresentano un elemento di forte criticità. Se si scende nel dettaglio delle poste si scopre un elenco di committenze veicolate dai vari settori della amministrazione, di scarso valore strategico, che ben difficilmente avrebbero potuto inverarsi con la normale procedura amministrativa (legge regionale, delibera di giunta, determina dirigenziale, procedure concorsuali per la selezione dei soggetti, assegnazione dell’incarico) e contabile (determina di impegno, prenotazione dei fondi, mandato di pagamento, accredito in tesoreria). Con le normali procedure dei circa 45,5 milioni di euro nel triennio 2007 – 2009 ben poco si sarebbe trasformato in feste dell’agricoltura, dell’ambiente, della partecipazione, del turismo e quant’altro, con indubbio beneficio per le casse regionali. La pressione della politica è anche in questo segmento molto forte e la forma societaria, superando il freno dell’azione amministrativa, agevola l’utilizzo inefficace delle risorse pubbliche (si ricorda sul punto la affermazione della Corte dei Conti, sezione regionale di controllo della Lombardia, parere 48/2008, sulla necessità di evitare che lo schema societario divenga “strumento abusivo per evitare le procedure ad evidenza pubblica che presiedono alla attività contrattuale delle amministrazioni locali”). Da notare inoltre che quasi 1 milione di euro annuo è rappresentato da imposte sul reddito di esercizio. In pratica la gestione in forma aziendale delle attività svolte da SL costa alla Regione, prescindendo da ogni altra considerazione, circa un milione all’anno di imposte.
Il meccanismo di finanziamento di SL da parte della Regione presenta elementi di forte criticità. Il costo determinato da SL per svolgere una attività di assistenza alla Regione non corrisponde a quello fatturato poiché, altrimenti, SL non riuscirebbe a far fronte alle proprie spese fisse (affitti, utenze e, soprattutto, personale dell’amministrazione non legato ad alcun specifico progetto operativo): per coprire queste spese, il costo di ogni singola persona coinvolta nell’attività viene quindi “caricato” di una sorta di mark up: la differenza tra costo effettivo e “ricavo” imputato alla Regione costituisce il margine che consente a SL di coprire i propri costi fissi.
Questo sistema costo-ricavo, tipico nelle società private di consulenza, suscita perplessità nel caso di una società in house. Non si punta all’ottimizzazione delle risorse pubbliche assegnate bensì alla massimizzazione dell’impegno dei fondi stanziati, al fine di ottenere il più alto margine possibile, necessario per il pagamento delle spese fisse aziendali. In pratica, l’obiettivo non è quello di portare a termine l’attività “Assistenza regionale” nel modo più efficiente (minore spesa) ed efficace, ma quella di ottenere il maggior “profitto” possibile per poter far fronte ai costi di gestione.
