“Monti non arriva a Natale”. Maroni la spara, Bersani dà una mano

Mario Monti

ROMA – Roberto Maroni, leader della Lega post Bossi e uno dei tanti che si sentono esperti cani da tartufo della foresta e sottobosco politico, l’ha sparata anche per vedere l’effetto che fa: “Monti non mangerà il panettone, non arriverà a Natale da presidente del Consiglio, ci saranno le elezioni anticipate”, anticipate rispetto ad aprile 2013. Ma non solo per vedere l’effetto che fa, Maroni l’ha sparata anche perché le cose che si vedono fanno effetto.

La prima che si vede è quella di un totale e massiccio e progressivo e montante sganciamento di Bersani e del Pd da Monti. Bersani che boccia tutta la legge di stabilità e che fa sapere che a lui “non risulta” quel che conteggia il ministro Grilli a proposito di vantaggi e svantaggi del calo Irpef e taglio alle detrazioni-deduzioni. Il Pd e la Cgil che si schierano insieme contro il taglio delle aliquote Irpef e a difesa delle attuali quote di spesa pubblica e dei loro attuali destinatari. Bersani che parla la stessa lingua di Susanna Camusso e Nichi Vendola, l’alleato, che va ovunque dicendo di Monti da “rottamare”, in agenda e ruolo politico.

Pd che si sgancia da Monti ed è partito per la tangente Vendola, con il paradosso, ed è la seconda cosa che si vede, che il governo di Monti ora in Parlamento sta in piedi appeso al pallido filo chiamato Silvio Berlusconi. Desse domani il via alla e alle Santanché schierando il Pdl o le se gemmazioni in funzione anti rigore e anti Europa, il governo Monti non troverebbe più la colonna Bersani-Pd sulla quale appoggiarsi. Berlusconi quella mossa finora non l’ha fatta solo perché teme le elezioni ma in fondo sarebbe solo la mossa simmetrica a quella del Pd: schierarsi contro il rigore e Monti, chi da sinistra,chi da destra. E’ questo il richiamo della foresta, l’istinto dei due partiti. Gli altri contro Monti ci sono già: Vendola, Maroni, Grillo, Di Pietro.

La terza cosa che si vede è che Giorgio Napolitano ci vede, quando va a dire che sarebbe “insensato” sprecare adesso il rigore e quel po’ di risanamento, sa a chi parla e il capo dello Stato parla soprattutto a quello che fu il suo partito, a Bersani e al Pd. Che fanno e faranno orecchie da mercante al riguardo, la voglia matta di vincere le elezioni è più forte di ogni sussurro o grido.

La quarta cosa che si vede è che le linee politiche Santanché, quella che affascina Berlusconi e l’elettorato di destra, e quella Camusso/Vendola che affascina Bersani e l’elettorato di sinistra non hanno fondamenta nella realtà. Il debito pubblico in Europa è arrivato al 90% del Pil, in Italia al 126%. Certo c’è chi va in tv, come Vauro dalla Gruber, a dire che il popolo non ha contratto quel debito e quindi non lo paga. Non si sa se sia più grande l’ignoranza o la protervia intellettuali in simili frasi. Il debito pubblico è nelle tasche di noi tutti, Vauro compreso, sotto forma di 23 milioni di pensioni pagate, sotto forma di deficit costanti di Regioni e Comuni, sotto forma di 400 miliardi all’anno di spesa non sociale che pure scorrono nelle vene e nelle tasche della società.

Quel conta o dovrebbe comunque contare è che un tale livello di indebitamento degli Stati, debiti fatti anche per impedire il tracollo del sistema finanziario, compreso il tuo bancomat, debiti fatti anche per giustamente arginare il dramma sociale, non consente di ripartire con il lassismo fiscale e la spesa pubblica a piè di lista, rispettivamente il cuore e l’anima della destra e della sinistra italiane.

Quindi? Quindi la diga Monti comincia a fare acqua, destra e soprattutto sinistra la stanno smontando. E queste sono le condizioni classiche per una crisi politica, come classico è che possa arrivare la crisi su una legge di spesa e entrate. E una crisi oggi porterebbe diritto a Monti che “non fa Natale”. Non ha tutti i torti Maroni, una sola cosa non vede, eppure è evidente: Pd e Pdl non vogliono un Monti fuori prima di Natale, vogliono che non faccia più nulla ancora prima di Natale, che stia immobile da oggi, da subito, da ieri. Loro devono far campagna elettorale, mica possono intralciarsi con storie di governo. Infatti cosa vogliono oggi da Monti? Che non tocchi nulla, né le detrazioni, né la spesa, né l’Irpef, né l’Iva. Ad ogni mossa si rischiano voti e questo Monti, si sa è uno sfascia-voti di prima categoria.

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Mino Fuccillo