Emanuela Orlandi era davvero in Inghilterra, ma si trattava di altra persona, 3 anni più giovane. Pino Nicotri analizza la genesi di una bufala.
“Io so dov’è Emanuela. È viva e si trova in un manicomio in Inghilterra, nel centro di Londra ed è sempre stata sedata. Con lei ci sono due medici e quattro infermiere. Emanuela è passata per la Germania, la Francia e l’Inghilterra”.
Come Blitz ha scritto di recente, dalle carte giudiziarie salta fuori che in realtà è stato Peronaci a chiedere che Roma Uno TV telefonasse a Gastrini perché raccontasse in diretta le sue “rivelazioni”. E che dal successivo viaggio a Londra Pietro Orlandi è tornato con le pive nel sacco, anche se quando il 22 giugno è tornato in Italia alla stampa e alla televisione ha molto stranamente dichiarato il contrario:
Mettendo assieme i vari pezzi del mosaico, oggi possiamo affermare con certezza che: 1) le ricerche in Inghilterra sono state ordinate dalla nostra magistratura proprio sulla scia delle “rivelazioni” di Gastrini, in seguito condannato a otto mesi di carcere per i suoi falsi; 2) nel corso di quelle ricerche è stata trovata l’altra Emanuela Orlandi, il cui DNA ha dimostrato che non poteva essere figlia di Maria Pezzano.
Del confronto dei due DNA gli Orlandi non sapevano nulla, lo hanno appreso solo dall’articolo di Blitz. Ma le verifiche condotte anche in Inghilterra sono la dimostrazione che la magistratura ha indagato il mistero Orlandi con il massimo scrupolo, senza mai trascurare o scartare nulla, nessuna pista e nessuna eventualità per quanto remota o vrancamenteassurda. È quindi a maggior motivo incomprensibile la marea di accuse alla Procura della Repubblica di Roma riversata in lungo e in largo e senza sosta da Pietro Orlandi e dai suoi fan, secondo i quali il procuratore Giuseppe Pignatone avrebbe volontariamente affossato l’inchiesta chiedendone l’archiviazione per paura di chissà cosa e perché comunque manovrato dal Vaticano.