Di questa Sabrina Minardi ho parlato già nella lettera che lei, Nicotri, ha pubblicato nel suo libro “Cronaca criminale”. Ripeto per la centesima volta che io conobbi mio marito nel 1981, abbiamo vissuto assieme fin da subito, poi il 26 novembre 1984 fu arrestato e fino al 21 gennaio 1988 soltanto io, quale convivente more uxorio, ho fruito di tutti i colloqui nel carcere. Appena uscì, tornammo a vivere assieme e il 25 giugno 1988 ci sposammo, condividendo ogni momento sino alla sua morte. La stessa Minardi si contraddice: se oltre a non vederlo nei quattro anni di carcere è anche scappata in Brasile quando ha saputo che ci sposavamo, come ha fatto ad essere fidanzata con mio marito per 10 anni? Quali sarebbero questi 10 anni!?
– Come è saltata fuori la “supertestimonianza” di Sabrina Minardi? Mi pare che sia stata lei, di fatto, a indicarla ai magistrati.
La Minardi è stata nuovamente interrogata dalla Procura della Repubblica il 18 novembre 2009, il giorno in cui tutti i mass media senza avere neppure avuto il tempo di fare mezza verifica hanno suonato la grancassa della soluzione del caso Orlandi. Sette giorni prima, l’11 novembre, ero stata contattata telefonicamente da monsignor Piero Vergari, il rettore della basilica di S. Apollinare che Enrico aveva conosciuto come aiutante del cappellano di Regina Coeli e frequentato una volta libero. Vergari mi riferì di aver ricevuto il 5 di quel novembre un fax con il seguente messaggio: “Sua eccellenza Monsignor Vergari, avrei urgente bisogno di contattarLa. Il mio numero è 348……Dottoressa Minardi”. Mi feci dare il fax da Vergari e il 13 novembre lo consegnai nelle mani dei magistrati Giancarlo Capaldo e Simona Maisto. Cinque giorni dopo, e precisamente la sera del 18 novembre 2009, Sabrina Minardi rese la nuova “testimonianza”. E così, dopo 26 anni, cominciano i suoi miracolosi riconoscimenti, a partire dalla voce di quel “Mario” che telefonava agli Orlandi per tranquillizzarli pochi giorni dopo la scomparsa di Emanuela. Sono convinta che la mia consegna di quel fax ai magistrati e il loro successivo intervento ha fatto molta chiarezza. Nessuno poteva immaginare che quel fax sarebbe finito in mano ai magistrati.
– Ma chi è sepolto nella cripta di S. Apollinare? C’è chi sospetta ci sia il cadavere di Emanuela Orlandi.
Guardi, a proposito della sepoltura, devo confidarle un segreto. Nella cripta di S.Apollinare non c’è sepolto soltanto mio marito. C’è anche il mio cuore. Ma come fa ad esserci Emanuela Orlandi, che è scomparsa nel 1983, se lui è morto nel 90? Ci hanno messo due cadaveri? Quello di Emanuela ci è stato per ben 7 anni senza che nessuno sospettasse nulla?
– Può riassumere brevemente la storia della sepoltura di suo marito in quella basilica? Non era già stato tutto chiarito dal magistrato romano De Gasperis nel lontano 1995?
La storia della sepoltura di mio marito in S. Apollinare è quella banalissima che le ho spiegato nella lettera che lei Nicotri ha pubblicato. Confermo tutto per filo e per segno. Un giorno parlando con don Vergari, che aiutavamo con offerte per i poveri, venimmo a sapere che in S. Apollinare, dove non è sepolto neppure un Papa e neppure un semplice cardinale, era sepolta gente comune. Mio marito, al quale quella basilica piaceva molto, ne restò colpito. Dopo la sua morte, mi sono ricordato di quell’episodio e poiché io ed Enrico avevamo l’abitudine di andare a messa la domenica in S. Apollinare, decisi di chiedere a don Vergari se poteva essere sepolto lì anche lui trasferendolo dal cimitero del Verano. Vergari chiese e ottenne l’autorizzazione dal Vicariato di Roma. Tutto qui. Semplice e banale. Non a caso il magistrato Andrea De Gasperis aprì una inchiesta nel 1995 sulla sepoltura di Enrico e nel giro di un mese la chiuse.
– Non teme che qualcuno, per chiudere il caso facendo uscire il Vaticano dai sospetti, possa sostituire la salma di suo marito con quella di Emanuela Orlandi? Così sarebbe zittito definitivamente chi è convinto che Emanuela Orlandi sia morta per responsabilità di qualche pezzo grosso della Curia e magari sepolta nei giardini del Vaticano.