
ROMA – Tempi tormentati per la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, nota anche come FNSI. Polemiche sempre più feroci, in cui ĆØ entratoĀ perfino lāOrdine Nazionale dei Giornalisti, hanno caratterizzato lāintero arco di tempo che va dalla scadenza del vigente contratto nazionale di lavoro fino alla firma di quello nuovo e alla decisione del vertice della FNSI di indire un referendum per sapere se accettare o no il nuovo contratto.
Cosa mai vista nella storia, il presidente nazionale dellāOrdine dei giornalisti, Enzo Jacopino, ha imboccato le vie legali: sāĆØ rivolto infatti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) perchĆ© dichiari illegale il modo col quale ci si ĆØ arrivati e anche il contenuto.
Lāultima notizia ĆØ che Pierluigi Franz, figura di spicco del mondo degli organismi rappresentativi dei giornalisti italiani e opinionista di Blitz, ha preso lāiniziativa di chiedere un lodo al Collegio Nazionale dei Probiviri della stessa FNSI sullaĀ indizione del referendum.
Io vorrei soffermarmi su un particolare apparentemente di poco conto, diciamo estetico-formale, ma in realtĆ , secondo il mio modesto avviso, la prova provata dellāarretratezza (anche) del sindacato dei giornalisti. Che non a caso si chiama ancora FNSI, dove la S sta per Stampa, anzichĆ© finalmente FNGI, con la S sostituita dalla G che sta per Giornalisti.
Nellāepoca del web, cioĆØ di Internet e dellāonline con annessi siti anche di giornali, riviste e periodici, il fatto che il sindacalismo giornalistico si rifaccia ancora alla stampa anzichĆ© più in generale ai giornalisti, che sono sempre di più anche nel giornalismo online, ĆØ come se il giornalismo dei ferrovieri fosse fermo alle locomotive a vapore in unāepoca di treni elettrici e di supertreni a levitazione magnetica. Oppure, per restare in ambito giornalistico, ĆØ come se il sindacato dei tipografi fosse fermo ai tempi delle linotipie, cioĆØ della stampa a mezzo matrici ottenute col piombo fuso, quando oggi le linotipie sono attrezza da museo.
Mi secca citarmi, ma devo ricordare che al congresso nazionale della FNSI tenuto a St. Vincent nel 2004, con lāambizioso tema “LibertĆ dell’informazione, qualitĆ del giornalismo. Un sindacato forte, autonomo ed unito” che oggi suona come una beffa, feci notare come nellāacronimo FNSI la S di Stampa fosse un segno di arretratezza in un mondo del giornalismo avviato a passo di carica verso lidi che sempre meno hanno a che vedere con la stampa. CioĆØ con i giornali che si vendono nelle edicole o sono distribuiti gratis altrove ma comunque stampati su carta.
Proposi di cambiare il nome: da FNSI, cioĆØ da Federazione Nazionale della Stampa Italiana, a FNGI, cioĆØ a Federazione Nazionale dei Giornalisti Italiani oppure Federazione nazionale del Giornalismo Italiano. Il giornalismo infatti non ĆØ più rappresentato solo o prevalentemente da quello per i giornali stampati. E fin da St. Vincent, ma anche prima, era chiaramente avviato verso lāonline e a passo di carica. Ricordo la faccia divertita dellāallora segretario generale, collega Paolo Serventi Longhi, e di altri non solo del vertice della FNSI mentre parlavo, come se fossi un marziano o stessi dicendo cose astruse. Evidentemente non avevano letto (neppure) il bel romanzo āIl nome della rosaā, di Umberto Eco, e se lo avevano letto non lo avevano capito: non avevano cioĆØ capito che āstat rosa pristina nomine ā, tanto meno che āin nomine stat resā. Insomma, la mia proposta rimase lettera morta.Ā Non credo che la cosa abbia giovato alla modernitĆ e salute del nostro sindacato.
