ROMA – Eppur si muove qualcosa nella pancia del campionato-neonato. La Magna Juve divora di nuovo la Lazio (otto gol rifilati ai biancazzurri fra Supercoppa di Lega e campionato), Vidal è un principe, Vucinic e Tevez i suoi alfieri. Se quel furbone di Conte con il suo “chiagni e fotti” (“dando via Matri al Milan lo abbiamo rafforzato e anche Giaccherini mi manca”: ipse dixit) intendeva toccare le coscienze dei suoi e il polso alla società, l’operazione è perfettamente riuscita, almeno a livello psicologico. Il bell’Antonio avrà da Marotta di che consolarsi, l’ultimo giorno di calciomercato (si chiude lunedì 2 alle ore 23), si preannuncia un colpo o forse due.
Un giro a tre di centravanti porterebbe Gilardino in bianconero, Borriello al Genoa e Quagliarella alla Roma (o alla Lazio, se in giallorosso approdasse Demba-Ba). Marotta tenterà anche l’ultimo assalto a Nainggolan del Cagliari e insomma più che mai la Juve resta favorita per il titolo. L’unica insidia può arrivarle dalla Champions. Se il cammino fosse lungo e felice la “Goeba” potrebbe pagare dazio ma questo è il destino delle grandi squadre, combattere su più fronti e Conte, giustamente, pretende una Juventus onnivora.
Il Napoli ha risposto ai quattro gol bianconeri alla Lazio con quattro gol al Chievo, doppietta di Hamsik, ormai assurto a uomo-guida della squadra di Benitez. Preoccupano il tecnico spagnolo gli scricchiolii della difesa, che ha concesso la doppietta al clivenze Paloschi. Non sarà facile rinforzarla, a meno che De Laurentiis, punto sul vivo, non tenti la carta Astori, concupito anche da Roma e Milan.
Ah, il Milan. In ossequio ai desiderata del padre-padrone di Arcore, Allegri si è convertito in fretta al doppio attaccante, con rifinitore (di complemento) a supporto. Nella circostanza, Montolivo, in attesa di Kakà per il quale Galliani in una notte ha sistemato ogni cosa, cartellino gratis dal Real Madrid e quattro milioni netti (più bonus) a stagione al figliol prodigo che rientra in rossonero nel tripudio della folla e qualche boccaccia nello spogliatoio, Balotelli, uno che non misura le parole, ha già fatto sapere che il Milan è già forte senza Kakà. Dovrà farsene una ragione, al Milan per adesso comandano Berlusconi e Galliani e pure Allegri, come si dice a Roma, abbozza.
L’abbondanza di attaccanti è pletorica (Pazzini rientrerà nei ranghi ad ottobre) e quindi El Shaarawy è sulla rampa di lancio, potrebbe partire nelle ultime 24 ore di mercato, anche per procurare denaro fresco alle casse sociali. Allegri lo ha messo in panchina preferendogli il duo Robinho-Balotelli, perché più adatto ad interpretare la parte. E’ un segnale forte, la stella del Faraone in rossonero è decisamente al tramonto. Peccato. Il ragazzo ha qualità, anche morali. Chi se lo portasse a casa, farebbe un affarone.
Anche il Milan come il Napoli (e la Lazio, che prende gol a caterve) ha problemi in retroguarda e quel furbone di Cellino non vede l’ora di aprire una bella asta per Astori che interessa ad almeno tre Grandi. “La casa si costruisce dalle fondamenta”, predicava il santone Vujadin Boskov. I suoi epigoni in genere accettano il grande nome in attacco (pronube le società che cercano di accendere la fantasia dei tifosi e il botteghino) e dimenticano la italica lezione del primo non prenderle. Che non vuol dire tornare al catenaccio o alla difesa stretta e al contropiede (che oggi si declina in ripartenze). Significa dare equilibrio alla squadra.
Quell’equilibrio che Mazzarri sta con successo cercando di dare all’Inter. Due vittorie all’esordio, seppure contro avversarie non eccelse (Genoa e Catania) non diradano le nubi ma aprono uno squarcio di sereno nel cielo nerazzurro, ultimamente più nero in verità… La mano dell’allenatore di San Vincenzo è già visibile, l’Inter ha equilibrio, non si consegna quasi mai all’avversaria, e quando riesce a giocare in velocità può fare male. Tra 15-20 giorni Milito dovrebbe essere pronto a rientrare, non sarà subito il Milito dei giorni migliori ma darà respiro a Palacio, che sta tirando la carretta da solo, là davanti, e consentirà al tecnico nuove soluzioni tattiche.
Servirebbero un paio di ritocchi, un centrocasmpista centrale, Cambiasso è in calo, e un esterno veloce. I tifosi fanno voti che si concluda, finalmente, il tormentone fra Moratti e Tohir. Tutto fatto? Mica vero. Le firme non arrivano sull”accordo e vuol dire che non tutti i nodi sono stati sciolti. Il Catania molto ha venduto (Gomes, Lodi) e ora si prepara acedere anche Barrientos. Così si rischia, caro presidente Pulvirenti. Resta ancora un mistero il divorzio dal sg Gasparin, che la scorsa stagione aveva propiziato il miglior piazzamento di sempre del Catania in serie A, ottavo posto.
La Fiorentina si è molto divertita a Marassi, demolendo (5-2) un Genoa di burro. Non ha infierito, la Viola, anzi ha sprecato parecchio nel primo tempo (incredibile l’occasione fallita in società da Gomez e Rossi dopo due minuti di gioco). Poi ha fatto sul serio e alla fine del primo tempo, conduceva già le danze per tre reti a zero. Rossi e Gomez hanno portato a casa una doppietta ciascuno, la loro intesa lievita, il centrocampo è illuminato dal faro di Borja Valero, un campione che si adatta a sgobbare come l’ultimo dei gregari e insomma se la squiadra migliora anche dietro (solito refrain, la difesa non è imperforabile) allora a Firenze canteranno tutto l’anno.
Montella predica ai suoi di giocare divertendosi, i giocatori lo prendono troppo in parola, una volta fatto bottino dalle parti del portiere avversario tendono a guardarsi allo specchio e a dirsi “quanto sono bravo”.., Un difetto al quale Montella dovrà porre rimedio se vorrà vedere la Fiorentina esprimere tutte le sue qualità. Manca la mentalità della grande squadra che colpisce e poi gestisce gara e risultato.
La partita di Genova è rimasta virtualmente viva grazie al generoso secondo tempo di un Genoa messo in campo in maniera discutibile da Liverani che ha impostato per l’intera estate un 4-3-3 per il quale tuttora mancano tutti gli interpreti (Centurion va bene, ma servirebbe un altro attaccante esterno) per poi convertirsi al 4-3-1-2 contro i Viola. Peccato che né Santana, schierato dietro le due punte, né Floro Flores, partner dell’encomiabile Gilardino, che ha giocato per tre, abbiano offerto aiuto alle non eccelse qualità del Grifone.
Anche la difesa dei veterani (Manfredini e Portanova insieme assommano 67 anni di età) ha traballato come una capanna di canne nel mistral e il portiere Perin (20 anni) ci ha messo del suo regalando il primno gol di Rossi, tornato brillante come ai tempi del Parma. Se poi Preziosi desse davvero il via libera a Gilardino in cambio di Borriello (non proprio popolarissimo nello spogliatoio rossoblù per via della sua abitudine a svernare a Milano) facile immaginare la sollevazione della piazza proprio nei quindici giorni che precedono il derby. Voci di corridoio indicano anche in Bertolacci un possibile partente ma a questo punto sarebbe giocoforza reperire un’altra punta e il nome che corre è quello di Hernandez, piace anche al Sassuolo che ha preso Marrone dalla Juve e deve riscattarsi dalla scoppola rimediata in casa dal Livorno.
Tornando al calcio giocato, la Roma ha sofferto un’ora di gioco contro il coriaceo Verona, ben impostato da Mandorlini che però lascia Toni troppo solo. Una sfortunata autorete di Cacciatore ha spianato al strada alla Lupa giallorossa, ispirata dal solito, monumentale Totti (che aspettano a rinnovargli il contratto?). A 37 anni il capitano rimane il centro di gravità della squadra, l’ispiratore e il trascinatore della Roma. Sublime.
Incomprensibile (ma probabilmente inevitabile per l’assenza che si prolungherà di Destro e l’indisponibilità contingente di Borriello, ormai sulla strada di Genova) l’assetto tattico iniziale deciso da Garcia, con Florenzi punta centrale, Gervinho in appoggio al largo e Totti costretto a fare il boia e l’impiccato. L’ingresso di Ljajic, che ha subito timbrato in gol, ha ridato equilibrio e penetrazione alla Roma che ora attende un vero centravanti (Quagliarella) per far sentire la propria voce nei quartieri alti. Pjanic è un grande talento e con Garcia non lo spreca in giocate estemporanee, lo mette al servizio della squadra. Il ragazzo ha segnato un gol alla Totti che ha strappato applausi.
Peccato che i soliti teppisti travestiti da tifosi alla fine del match si siano accaniti contro il pullman del Verona, sfasciandolo. La gara si è disputata con la curva sud chiusa per razzismo e non sarebbe male estendere il divieto, sebbene il castigo colpirebbe anche i tifosi perbene. Ma a la guerre comm a la guerre, direbbe Garcia. Non è lecito stare a vedere.
Della Lazio ho detto. Squadra talentuosa dalla cintola in su, presuntuosa e scombinata nei primi trenta metri. Pektovic deve porre rimedio agli svarioni difensivi. Non credo che l’eventuale arrivo del turco Burak Ylmaz (bell’attaccante, non c’è dubbio) basterebbe a chiudere le crepe aperte da Novaretti, Cana, Dias e Biava.
L’Udinese eliminata dall’Uefa, si è subito rimessa in rotta strapazzando il Parma che il gol di Cassano ha tenuto in partita lo spazio di un battere d’ali. Guidolin sa il fatto suo, Donadoni, forse frastornato dal tourbillon di giocatori che entrano ed escono, sembra aver perso il filo del discorso tattico e di gioco. Battuta a Cagliari all’esordio, l’Atalanta si è riscattata rifilando un 2-0 al Torino, sfortunato la sua parte (pali, traverse) ma non ancora padrone del 3-5-2 al quale Ventura inopinatamente ha deciso di convertirlo. Servono un paio di rinforzi e non è detto che Cairo provveda.
Il Cagliari ha ceduto con onore al Milan nuova edizione, se Cellino si limita a vendere Astori può fare un torneo tranquillo, più rischioso sarebbe rinunciare a Nainggolan, e Dio non voglia a Sau (grande gol a San Siro!) due che potrebbero giocare in qualunque grande squadra italiana, Juventus compresa. Bologna e Sampdoria si sono annullate a vicenda (2-2) al termine di una partita divertente per il pubblico e ricca di occasioni da gol. Rossi recrimina per un rigore, in effetti evidente, negato a Gabbiadini, sull’1-0 per la Sampdoria, rigore che avrebbe cambiato il corso della gara. Eurogol di Kone in rovesciata, pareggio di Gabbiadini su calcio di punizione dopo i gol di Eder e Moscardelli. Curci disastroso tra i pali bolognesi, Da Costa bravo a difendere la porta della Sampdoria.
I portieri possono fare la differenze. Grande colpo del Livorno in trasferta contro il Sassuolo, disintegrato (4-1) dai gol di Greco Emeghara (doppietta) e Paulinho. Il conmmendator Spinelli sa il fatto suo e sbaglia chi dà il Livorno già spacciato in partenza. Quanto al Sassuolo i rinforzi (Ziegler, Marrone, Shcelotto) non bastano, occorre una punta, Zaza (primo gol) non può fare tutto da solo. Il commendator Squinzi non ha problemi di denaro, se vuole può.