
Rai, un presidente usato come pedina per le candidature delle prossime amministrative (foto Ansa)

ROMA – “Piano Bar”: questo il titolo dell’articolo pubblicato da Vincenzo Vita sul Manifesto mercoledรฌ 19 settembre:
Eโ ben triste che le vicende radiotelevisive siano diventate un capitolo, tra i tanti, della trattativa politica tra Lega, Forza Italia, 5Stelle, Fratelli dโItalia. Certamente non รจ una novitร . Come prima, perรฒ, e piรน di prima. Infatti, una certa dose di fariseismo e di faccia tosta portava gli interlocutori di stagioni precedenti a mantenere qualche bon ton istituzionale e a indossare i panni della formalitร giuridica. Ora, in questo strano e pericoloso tempo (soprattutto per gli effetti sociali, al di lร di buone intenzioni esibite), il presidente โdi garanziaโ della Rai vale come una pedina nelle candidature alle prossime elezioni amministrative. Peccato che il servizio pubblico nel frattempo sia condannato a languire: sostanzialmente fuori dalla competizione per lo sport, e non avendo una rubrica di approfondimento pre-serale come La7 e Retequattro. Sono esempi. Lโinformazione, in attesa di capire chi avrร davvero le redini del comando, va avanti per inerzia. Per fortuna dellโazienda, la fiction regge. Lasciamo stare i vecchi e irripetibili fasti del โpartitoโ di viale Mazzini. Tuttavia, tra la conclamata media company e una brutta copia residuale, ci sarebbero interessanti vie di mezzo, centrate sullโinclusione di nuove generazioni e sulla creativitร dellโera digitale. Insomma, si metta fine alla danza macabra attorno al cavallo di Messina e ci sia un sussulto di dignitร . Nel novero dei punti del negoziato tornano in scena gli affollamenti pubblicitari in televisione. La pubblicitร evoca antiche contese, ivi compreso un quesito referendario votato nel giugno del 1995, su cui il comitato promotore fu sconfitto: piรน dalle inerzie e dalle divergenze del centrosinistra, che dalla potenza delle destre. Si leggono tante cose sugli anni ruggenti del conflitto mediatico, i โ90 del โ900, ma quella scadenza รจ sempre rimossa. Se i referendum fossero passati, lโascesa di Berlusconi sarebbe stata resistibilissima. Torniamo agli spot.
Nelle emittenti commerciali nazionali i limiti sono: il 15% nellโintera giornata e il 18% nella singola ora con unโeccedenza del 2% da recuperare prima o dopo. E cโรจ la normativa sulle interruzioni dei film, figlia โalmeno in parte- della grandissima campagna diretta da Fellini, Maselli, Pontecorvo, Scola condotta con pressochรฉ tutto il cinema italiano. A occhio nudo si vedono varie infrazioni. Al di lร di questo, รจ lecito un dubbio. Il governo dovrebbe spiegare perchรฉ non mette uno stop secco alla nuova direttiva europea sui โServizi di Media Audiovisiviโ, che sostanzialmente abolisce i tetti orari, sotto la pressione delle stazioni commerciali. Insomma, logica vorrebbe che si desse un alto lร al testo di Bruxelles ormai in dirittura dโarrivo nel disinteresse dei piรน, e che si abrogasse la legge Gasparri ripresa dal Testo unico sulla radiodiffusione, n.177 del 2005. Ciรฒ evoca una riforma vera, mentre le battute per negoziare si sono rivelate -con Berlusconi- unโarma spuntata. Azioni parlamentari, non diktat che fanno passare il patron di Arcore come una vittima. Tra lโaltro, i dati offerti dalla Nielsen segnalano che, tra il gennaio del 2018 e il corrispondente del 2017, la televisione cresce dellโ1,4%, mentre i quotidiani scendono del 6% e i periodici dellโ8,8%. Serve, quindi, una coraggiosa iniziativa di sistema, volta a riequilibrare le proporzioni tra i settori e la stessa dieta mediatica. La carta stampata vive una crisi strutturale, che esige una visione strategica, togliendo di mezzo uscite estemporanee o afflati demagogici. Eโ urgente.
