”Non abbiamo cambiato versione: l’alpino Matteo Miotto è stato colpito dal proiettile di un cecchino”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera il generale Vincenzo Camporini, capo di Stato maggiore della Difesa, entrando nel vivo della polemica con il ministro della Difesa Ignazio La Russa, e sottolinea: ”Abbiamo raccontato sempre la stessa successione degli eventi”, dunque mai fornite ”versioni diverse e contraddittorie dell’accaduto”.
Ricostruendo l’episodio che ha portato alla morte del caporal maggiore Matteo Miotto, il 31 dicembre scorso nella valle del Gulistan, il generale Camporini spiega che ”un gruppetto di aggressori ha cominciato a sparare da lontano con i fucili” contro la base italiana, ”uno scambio di colpi come ne avvengono di frequente”.
”Non so dire quanti fossero – prosegue -, ma pochi individui che non avrebbero causato nessun danno. Purtroppo uno di loro appostato in un angolo nascosto ha esploso un colpo che ha centrato l’alpino Miotto, il quale si trovava in quel momento in una posizione elevata, in cima a una torretta. Un proiettile solo, un tiratore isolato, che non sappiamo se per la sua abilità o per pura fortuna, ha preso in pieno il nostro caporalmaggiore. Tecnicamente, questa si chiama opera di un cecchino”.
”Non abbiamo nascosto nulla – aggiunge -. E io sono molto amareggiato per il fatto che ogni volta si cerca di far credere che la Difesa vuole subdolamente occultare chissà quali avvenimenti”.
”E’ dai tempi di Ustica – conclude – che la Difesa viene accusata ingiustamente di comportamenti oscuri. Ne sono offeso e per questo sono felice che il mio incarico sia giunto al termine. Fra meno di due settimane vado in pensione”.
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