Alfano: “Critiche cieche non credibili”

«Quando le critiche sono cieche e non si associano ad alcun riconoscimento, allora sono meno credibili». Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha così esordito nell’auditorium della Guardia di Finanza di Coppito (L’Aquila) dando atto al presidente della Corte di Appello dell’Aquila, Giovanni Canzio, di «anticonformismo e di coraggio».

Canzio, infatti, poco prima nella sua relazione aveva in parte criticato le ricadute che il ddl sul processo breve avrà sui processi in corso, con il rischio di pratiche dilatorie che porteranno diversi procedimenti alla prescrizione processuale. Ma il Guardasigilli ha «apprezzato» il tono delle parole di Canzio che «pur non facendo sconti ad alcuni provvedimenti legislativi del governo, ha incardinato il suo giudizio – ha sottolineato Alfano – non su un profilo politico ma squisitamente tecnico».

Mentre i magistrati dell’Aquila restano in aula ad ascoltare il discorso del Guardasigilli senza prendere parte alle proteste indette dall’Anm negli altri distretti di Corte d’Appello, Alfano ringrazia Canzio per le parole di apprezzamento avute su alcune iniziative del governo quali la digitalizzazione della giustizia e la posta certificata. «Quando le obiezioni si sposano a riconoscimenti allora appaiono credibili, quando invece sono cieche e non si associano ad alcun riconoscimento – sottolinea Alfano – allora lo sono meno». Il ministro ha assicurato che «il governo terrà conto di quanto obiettato» da Canzio. A questo punto dalla platea dell’auditorium si è levato un applauso.

Nel corso del suo intervento Alfano ha ribadito quanto già affermato ieri in Cassazione, in particolare sui rapporti tra politica e magistratura: «Alcuni magistrati si sono mostrati poco rispettosi del Parlamento» con polemiche e critiche. «Ribadisco anche ora il rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Il recinto della giurisdizione è sacro e inviolabile. I giudici sono soggetti solo alla legge ma – ribadisce il Guardasigilli – la legge la fa il Parlamento che agisce nell’interesse dello stesso popolo italiano in nome del quale viene amministrata la giustizia».

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