ROMA, 26 LUG – Angelino Alfano chiama Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini. Li vorrebbe nella Costituente popolare che lancia come ''primo passo per la riunificazione delle forze moderate italiane''. Pdl, Udc e Fli insieme, in nome del popolarismo che gia' li accomuna in Europa. Purche' vengano rimosse ''inaccettabili pregiudiziali antiberlusconiane''. Ma la proposta viene accolta dai due leader con un eloquente silenzio. L'idea e' pure ''buona'', e' la risposta che viene dai rispettivi partiti, ma in questo momento mancano del tutto i presupposti. Del resto, come si puo' costruire il Ppe italiano con Berlusconi, mentre si invoca un governo senza di lui?
Alfano, segretario del Pdl, parla con al fianco Andrea Ronchi e Adolfo Urso. A loro, che hanno da poco abbandonato le fila di Fli, va il compito di lavorare al progetto della ''Costituente popolare che punta a presentarsi con un documento unitario delle sue diverse fondazioni al congresso del Ppe a Marsiglia, a fine anno''. Con loro Alfano getta ''un seme nel campo moderato, sperando che possa nascere un germoglio di unita''' prima possibile ma senza il vincolo temporale delle elezioni 2013.
Ma proprio dalla presenza di Ronchi e Urso, sottolinea il vicepresidente di Fli Italo Bocchino, viene un primo ostacolo alla partecipazione dei finiani al progetto: ''Quando Fini fece la stessa proposta a Bastia Umbra la risposta del Pdl fu negativa. Avanzarla oggi appellandosi a Fini, sedendo tra due transfughi di Fli, e' il modo migliore per farla fallire'', afferma duro. Di piu'. ''Il Cavaliere e' antropologicamente diverso rispetto ai toni e ai temi del Ppe – sostiene Bocchino – Oggi cercano una via di fuga al crollo del berlusconismo''. Meno drastica la stroncatura dell'Udc, ma la sostanza non cambia di molto.
Sebbene il partito di Casini sia naturalmente attratto da una costituente popolare, non ne vede al momento le condizioni. ''L'idea e' anche buona – dice il segretario Lorenzo Cesa – ma Alfano si dimentica una cosa: il Ppe e' un partito popolare, non populista come il Pdl. O cambia la natura stessa del suo partito, o sara' difficile fare qualcosa assieme''.
Insomma, non c'e' alcuna intenzione di lasciare la via del Terzo Polo (con sondaggi, sottolineano, al 7,6%) per un progetto di cui non si capiscono bene i contorni e la novita' rispetto alla proposta berlusconiana. Certo, dopo e senza Berlusconi, le cose potrebbero essere diverse. Tant'e' che Bocchino elogia l'analisi del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che considera ''giusto'' che il Cavaliere non si ricandidi a premier nel 2013 e che auspica ''un dialogo con il Terzo polo''
Intanto, pero', Alfano compie i primi passi verso la promessa ristrutturazione del Pdl, a partire dall'organizzazione. E tiene a battesimo un ''gruppo delle regole'', per scrivere le norme per l'elezione degli organismi di partito e di selezione dei candidati del Pdl alle prossime amministrative. Ma anche in questo caso, arriva una stroncatura. Da Fli. Con il coordinatore dei giovani, Gianmario Mariniello, che segnala l'assenza di giovani tra i componenti e ironizza: ''Penso a esperti di regole come Cosentino, Milanese, Papa, Cesaro, Romano e i tanti altri parlamentari del Pdl indagati o condannati''.
