ROMA, 30 MAG – L'analisi per l'oggi del Terzo Polo e' chiara: Berlusconi e' sconfitto, ha perso il referendum su se' stesso ed una campagna elettorale gridata, giocata in buona parte contro Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. Il leader di Fli, durissimo, emette il verdetto a voce alta e a urne appena chiuse, quello dell'Udc ancora aspetta e tace. Ma entrambi pensano che gli elettori moderati abbiano girato le spalle ad un centrodestra estremista, agli ultimi 15 mesi di governo Berlusconi, spingendosi fino a votare i candidati del centrosinistra. Ed e' a guidare questo esercito di moderati scontenti che Fli e Udc si candidano. E' sul domani, pero', che il Terzo Polo dovra' pronunciarsi e in fretta, giocandosi bene il bonus del risultato di oggi. Sono i numeri che fanno la differenza: le proporzioni della sconfitta del centrodestra sono tali da far invocare immediatamente a tutte le opposizioni le dimissioni di Berlusconi ed una nuova fase politica, nell'interesse comune e per le riforme. ''Berlusconi prenda atto e si dimetta, e' stato clamorosamente battuto e noi siamo stati determinanti. Ora siamo pronti a fare le riforme dialogando con tutte le forze responsabili'', dice il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa. ''Siamo di fronte alla fine del berlusconismo e all'ipotesi concreta di un governo di ampie intese'', rincara Italo Bocchino, presidente vicario di Fli. Ma e' proprio questo il punto sul quale rischia di incrinarsi l'intesa. Alleanze con chi? E per cosa? Gia' si levano voci – quella dei futuristi Andrea Ronchi ed Adolfo Urso, ad esempio – per chiedere, dopo un passo indietro del premier, ''un nuovo centrodestra'' che rifugga pericolose derive a sinistra e non sconfessi la scelta bipolare. ''Un'ipotesi neanche vagamente in campo – chiude un esponente di vertice di Fli -, cose dette per prendere tempo, perche' e' chiaro a tutti che il passo indietro del premier e' una condizione inverosimile, irrealizzabile, impossibile. E noi, che abbiamo sfilato il primo mattone e determinato il crollo, adesso dobbiamo avere il coraggio di non tornare indietro, di voltare pagina. E' una pura illusione pensare di ricostruire sopra le macerie che noi stessi abbiamo contribuito a creare''. Berlusconi, del resto, da sconfitto dice di sentire le sue forze triplicate e di non voler fare passi indietro, anzi rilancia l'attivita' di governo e parla di una maggioranza coesa e compatta. La riflessione e' avviata, i riflettori sono accesi su cosa fara' la Lega e ci si interroga anche sulla possibilita' di esportare su scala nazionale esperimenti politici come quello di Macerata, dove Casini e D'Alema hanno chiuso la campagna elettorale insieme vincendo con un candidato comune. Intanto e' Fini che, gelido, rivendica di aver visto lontano , fin da quel ''che fai mi cacci?'' di oltre un anno fa, aprendo di fatto la crisi. ''Chi semina vento raccoglie tempesta – afferma il leader Fli – Anche se il governo non cade, il berlusconismo e' archiviato. Ed io ho la coscienza a posto perche' quando, 15 mesi fa, misi in guardia Berlusconi dalla deriva che si stava prendendo, fui messo alla porta. La parte piu' bella e impegnativa della sfida comincia ora: costruire la casa comune dei moderati''.