ROMA – Amnistia, vedrete che alla fine non se ne farà niente. Non si farà perché una proposta simile, per diventare legge, ha bisogno di una maggioranza di due terzi e perché prima ancora di cominciarne a parlare davvero le tensioni tra il Pd e il Pdl lasciano capire che di spazi di manovra ce ne sono pochi, anzi pochissimi.
La questione centrale è ovviamente legata a Silvio Berlusconi: condannato a 4 anni di cui tre già indultati per un reato finanziario. E i problemi sono proprio questi due: i reati finanziari, come ha ricordato il ministro Anna Maria Cancellieri “non sono mai stati presi in considerazione per i provvedimenti di amnistia”. Parere opposto a quello di un altro ministro, Gaetano Quagliariello, secondo cui “se amnistia sarà dovrà essere per tutti”.
Poi c’è la questione indulto. Berlusconi ne ha già usufruito con l’indulto nel 2006. Motivo per cui, almeno secondo il primo disegno di legge, quello Manconi e Campagna, l’ex premier dovrebbe essere escluso da un nuovo provvedimento di clemenza. Difficile, quasi impossibile, che il Pdl accetti di votare un provvedimento simile che non riguardi Berlusconi. C’è un sottilissimo spazio di manovra, che come spiega Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera è quello dello “sconto”. Ovvero chi ha già usufruito di un provvedimento di clemenza avrebbe diritto a uno sconto pari alla metà di quello previsto dalla norma. Basterebbe al Pdl e a Berlusconi? Difficile.
E che alla fine l’amnistia sembra destinata a rimanere lettera morta lo fa capire su Repubblica anche Gianluigi Pellegrino che nel suo editoriale “Clemenza senza impunità” formula quella che nei fatti è una controproposta: niente amnistia o indulto classici. Semplicemente: indulto per far scontare la pena non in carcere ma ai domiciliari. Senza cancellazione del reato (amnistia) o della pena (indulto). Tecnicamente non fa una piega: il problema è quello delle carceri piene (per questo la Ue ci multa) e non serve un provvedimento “eccedente” rispetto all’obiettivo.
Sandro Bondi, uno che in Parlamento c’è da un po’ ha le idee chiare: “In Parlamento non ci sono i numeri per un provvedimento di amnistia”. Difficile dargli torto. Anche perché i sondaggi lo dicono chiaramente: italiani, anche gli elettori di Berlusconi, non gradiscono. Un motivo in più per non farne niente.