Anticorruzione, focus sui magistrati fuori ruolo. Salta il salva Ruby

Paola Severino (Foto Lapresse)

ROMA – Le commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato hanno approvato il disegno di legge Anticorruzione.

E’ stata cambiata la norma che riguarda il collocamento fuori ruolo dei magistrati: limite di 10 anni per tutti ad eccezione di chi ha incarichi presso organi elettivi, costituzionali, organismi internazionali. Hanno votato a favore tutti i partiti tranne la Lega Nord.

Il nodo era quali categorie di magistrati collocati fuori ruolo possono non rispettare il limite dei 10 anni che gli viene imposto per la durata delle loro attivita’ ‘extra-magistraturali’.

Alla fine delle consultazioni, l’emendamento prevede che i magistrati fuori ruolo che possono non rispettare il limite dei 10 anni per la durata delle loro attività extra-magistraturali sono i membri del governo, chi ricopre cariche elettive (quindi anche chi è nell’Autorithy), chi svolge mandati elettivi presso gli organi di autogoverno, i componenti delle Corti internazionali e chi ha incarichi presso la Presidenza della Repubblica. Cioè tutte le categorie previste dall’inizio fatta eccezione per i presidenti di Camera e Senato.

Non rientrano nella deroga, quindi, tutti i magistrati che svolgono un incarico presso i ministeri, magari come capi di gabinetto. E la cosa, spiegano alcuni senatori che fanno parte della Commissione Affari costituzionali, ”ha creato un certo fermento tra i magistrati amministrativi”, alcuni dei quali si sono visti fuori della Commissione, riunita in seduta notturna, a perorare la propria causa.

Un punto fermo, però, viene messo alla norma: tutti i magistrati, avvocati e procuratori dello stato che svolgono incarichi diversi devono essere collocati ‘in posizione di fuori ruolo’, per tutta la durata dell’incarico ‘extra’. Adesso, infatti, molte toghe svolgono due, tre incarichi contemporaneamente senza risultare ‘fuori ruolo’.

Il senatore Guido Compagna, intanto, decide di ritirare, almeno per l’esame in Commissione, i suoi due emendamenti ‘Salva-Ruby’. Il terzo, quello che puntava a introdurre il danno patrimoniale perché si concretizzasse il reato di concussione, non viene trasformato (”forse per un errore”) in sub-emendamento e quindi si deve considerare decaduto.

Le due Commissioni riunite continuano così a discutere solo ed esclusivamente sulla norma dei fuori ruolo dei magistrati. Ma, avverte il responsabile Giustizia dell’Idv Luigi Li Gotti, ”ci sono delle cose da rivedere anche per quanto riguarda il ‘Traffico di influenze illecite’. Secondo lui, infatti, nell’emendamento Severino andrebbe tolta la previsione del ‘danno patrimoniale’. ”Se restasse, infatti, il reato ci sarebbe solo se si realizzasse un eventuale danno patrimoniale. Ma questo sarebbe assurdo perché, spesso, il vantaggio che si ottiene per l’eventuale mediazione può essere di natura diversa da quella patrimoniale”.

Un altro aspetto che andrebbe rivisto, secondo alcuni tecnici della maggioranza, riguarda anche la ‘i’Corruzione tra privati’. Anche in questo caso, si sollevano perplessità sull’ipotesi che, perché si realizzi il reato, ci debba essere anche ‘il nocumento alla società’.

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Maria Elena Perrero