ROMA, 14 GIU – E' stata raggiunta al Senato una intesa tra il Governo, il Pd e l'Idv su un emendamento al ddl anticorruzione che riscrive l'articolo 1, forse il piu' importante. Riguarda la struttura che ha la funzione del controllo sulla Pubblica Amministrazione che la settimana scorsa l'opposizione aveva cassato del tutto, lasciando la legge acefala. L'intesa, pero', non coinvolge il Terzo Polo che domani potrebbe creare delle difficolta' visto che per presentare in Aula una materia gia' bocciata bisogna che ci sia il consenso di tutti i gruppi senno' qualsiasi testo e' inammissibile in base al regolamento del Senato. L'intesa riguarda l'istituzione della ''Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrita' delle Amministrazioni pubbliche'', che e' di nomina del presidente della Repubblica, le cui funzioni sono nettamente separate da quelle della funzione esecutiva che rimane a capo del Dipartimento della Funzione pubblica. Il Terzo Polo propone invece l'istituzione di una vera e propria Authority nominata dai presidenti di Camera e Senato. La Commissione, su cui c'e' l'intesa, e' composta da cinque membri considerati di ''elevata professionalita''', anche estranei alla pubblica amministrazione che vengono si' proposti dal ministro per la Funzione pubblica ma devono avere il parere favorevole dei due terzi dei componenti delle commissioni parlamentari competenti. Quindi e' necessario anche il consenso dell'opposizione.
La novita' maggiore rispetto alla formulazione della prima proposta, respinta pero' la scorsa settimana da tutta l'opposizione e quindi ritirata, e' che la Commissione ''deve approvare'' il Piano nazionale anticorruzione predisposto dal Dipartimento della funzione pubblica oltre ad esercitare la vigilanza e il controllo sull'efficacia delle misure adottate dalle pubbliche amministrazioni e a riferire al Parlamento sull'attivita' di contrasto, presentando una relazione entro il 31 dicembre di ciascun anno.
''E' un passo in avanti che recepisce le convenzioni Onu e di Strasburgo e separa le funzioni esecutive da quelle di controllo'' ha osservato la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro che riguardo alla decisione di non optare per una Authority ha spiegato che dal Governo e dalla maggioranza erano venute obiezioni sul costo perche' ''ci vuole un botto di soldi''. ''Alla fine della fiera, non e' il socialismo ma va bene cosi''' ha concluso sorridendo.
Di diverso avviso il capogruppo dell' Udc Gianpiero D'Alia: ''attribuire alla Civit funzioni di Autorita' nazionale anticorruzione ci pare sbagliato perche' non garantisce alcuna efficace lotta alla corruzione''. ''Ci meraviglia pertanto – aggiunge D'Alia – che altri gruppi dell'opposizione diano il loro assenso a un'intesa che ha il sapore dell'inciucio inconsistente''
Ma domani, secondo quanto si e' appreso, il Terzo Polo potrebbe non sollevare la questione di inammissibilita' dell'emendamento e consentire cosi' al presidente del Senato, Renato Schifani, di ammetterlo al voto dell'Assemblea. Il Terzo Polo potrebbe comunque votare contro, rimarcando il suo disappunto per una soluzione bollata come ''inciucio''.