”Signor Presidente del Consiglio, almeno lei, mi aiuti a far crescere ed educare mia figlia di quattro anni, doppiamente vittima, perché le è stato tolto il padre, ucciso da un proiettile vagante la notte di Capodanno 2007, mentre la teneva fra le braccia e perché la madre sarà costretta a gesti estremi per chiedere un po’ di attenzione da parte delle autorità locali, ormai sorde al grido di dolore di una donna ancora affranta dal dolore e disperata”. A parlare è Carmela Sermino, vedova di Giuseppe Veropalumbo, l’operaio ucciso la notte di Capodanno 2007 colpito da un proiettile vagante mentre stava giocando a carte con la famiglia nella sua abitazione di Torre Annunziata.
All’indomani della tragedia, la donna fu collocata con varie tipologie di contratto presso il Teatro Trianon di Napoli. L’ultimo contratto è scaduto l’8 settembre scorso e, da allora, non le è stata offerta alcuna alternativa per poter continuare a lavorare.
Pur essendo maturato il delitto ”in un evidente quadro di deriva criminale” la vedova non ha diritto al riconoscimento dello status di vittima della criminalità organizzata che le darebbe un posto di lavoro e la sicurezza economica, perché la legge in materia non prevede casi analoghi al suo. Un mese fa, dopo l’ennesima richiesta di aiuto, è avvenuto l’incontro con esponenti della Regione: ”Mi hanno assicurato una sistemazione temporanea fino a febbraio quando la situazione del teatro Trianon Viviani si sarebbe sistemata. Invece da quel colloquio non si è saputo più nulla e sono costretta a restare a casa senza percepire alcun emolumento. Mi chiedo come può cittadina italiana che ha subito una tragedia del tutto inattesa ed imprevedibile in un giorno di festa ritrovare un po’ di pace e serenità e crescere ed educare una figlia di quattro anni al rispetto dei valori? A chi devo rivolgermi? Spero vivamente che il mio appello venga preso in considerazione altrimenti quel poco di fiducia che nutro verso lo Stato verrà meno del tutto e sarò costretta a gesti clamorosi”.
