MILANO – Il capo di gabinetto della Questura di Milano ha detto che Silvio Berlusconi gli chiese di affidare Ruby Rubacuori a Nicole Minetti. Lo hanno scritto Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera. Il capo di gabinetto, Pietro Ostuni, avrebbe detto: “Nel corso della serata ho avuto un paio di contatti con l’addetto alla scorta del presidente, al quale dicevo che la ragazza sarebbe stata rilasciata in quanto si stavano ultimando gli accertamenti, e nell’ultima telefonata l’ho rassicurato che la minore veniva affidata al consigliere parlamentare Minetti, che l’indomani ho scoperto essere il consigliere regionale Minetti”.
Ostuni avrebbe affermato di aver agito così anche se, come hanno scritto i due cronisti del Corriere, avesse dei dubbi che quella ragazza marocchina “fosse davvero la nipote di Mubarak”: “ero convinto, sulla base delle notizie che ricevevo dalla dottoressa Iafrate, che la minore priva di documenti in Questura non potesse essere in alcun modo parente del presidente egiziano”. Infine, avrebbe detto Ostuni secondo la ricostruzione di Ferrarella e Guastella, “all’esito positivo della vicenda, il caposcorta del premier mi disse: “Va bene”.
I due giornalisti del Corriere scrivono però che Giorgia Iafrate, la funzionaria di turno quella notte alla Questura di Milano (tra il 27 e il 28 maggio 2010), ha un ricordo diverso “sulla richiesta di Ostuni di «accelerare i tempi visto che quella era la nipote di Mubarak»”.
Infatti, avrebbe ricostruito la Iafrate, “anche dopo che i genitori di Ruby al telefono dalla Sicilia le rispondono «ma le pare che se fossimo stati parenti di Mubarak vivevamo in questa topaia?» , Ostuni insiste («a me dicono che è la nipote di Mubarak» ) con Iafrate, che ora definisce «una mia imprecisione, forse una sciocchezza» non averlo messo per iscritto”.
E sul perché dell’affidamento alla Minetti, proseguono Ferrarella e Guastella, il funzionario “si giustifica: «Tra far rimanere la ragazza in Questura o darla a una persona che mostrava di conoscerla bene, ho optato per la seconda, naturalmente dopo che ha dato il suo assenso il pm» (Fiorillo dice invece di no). Ma ammette: «Io sicuramente ho vissuto l’inesperienza che mi porto dentro perché è il mio primo lavoro, ma non ho vissuto come condizionamento le pressioni o le telefonate che ricevevo dal dottor Ostuni» .