Berlusconi a Tripoli, incontrerà Gheddafi per le celebrazioni della firma del trattato di Sirte

Berlsuconi e Gheddafi

Nuovo incontro a sorpresa tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi: domenica pomeriggio il presidente del Consiglio farà una tappa a Tripoli nel quadro delle sempre più frequenti consultazioni italo-libiche. A conferma dell’ottimo stato delle relazioni bilaterali sabato è stata confermata una nuova visita del leader libico in Italia che si dovrebbe realizzare il prossimo 30 agosto, nel secondo anniversario del Trattato di amicizia e cooperazione, l’accordo che ha chiuso i contenziosi tra Roma e Tripoli per i danni del colonialismo italiano in Tripolitania e Cirenaica.

Una visita che servirà – fanno sapere fonti di Governo – a mettere a punto proprio le celebrazioni per il secondo anniversario della firma del Trattato, ma anche ad affrontare i sempre presenti nodi dell’immigrazione clandestina e l’ennesimo caso di sequestro di tre pescherecci italiani da parte della marina libica. Così come restano ancora da finalizzare alcuni punti prettamente economici del Trattato siglato a Sirte il 30 agosto del 2008.

Una visita di “routine”, come sottolineano fonti libiche, ma che non potrà fare a meno di prestare attenzione a quanto avverrà sempre domenica a Tripoli: nella capitale libica sono infatti attesi i ministri degli Esteri svizzero Micheline Calmy-Rey e quello spagnolo Miguel Angel Moratinos, attuale presidente di turno dell’Unione europea. Una visita sulla quale regna il riserbo ma che ha il preciso obiettivo di chiudere il durissimo contenzioso che da due anni divide la Libia dalla Svizzera. 

Domenica infatti i due ministri degli Esteri dovrebbero firmare un documento che dovrebbe far tornare in patria l’imprenditore svizzero Max Goeldi (finito negli ingranaggi delle ritorsioni libiche) da mesi bloccato a Tripoli. Un passo necessario per mettere definitivamente la parola fine al caso diplomatico nato dopo il fermo di Hannibal Gheddafi, uno dei figli del colonnello, da parte delle autorità svizzere. Hannibal Gheddafi fu fermato e ritratto nelle foto segnaletiche della polizia di Ginevra in seguito ad una denuncia per maltrattamenti firmato da una coppia di domestici filippini.

Uno sgarbo che Gheddafi non ha mai digerito e al quale ha risposto con una serie di pesanti ritorsioni contro il Governo di Berna. Fino a provocare una più ampia crisi europea quando lo scorso febbraio Berna compilò una ‘black list’ del sistema Schengen con i nomi di 188 personalità libiche, tra cui Muammar Gheddafi, a cui era precluso l’ingresso in Svizzera e nei Paesi dell’area. Immediata la contro-risposta di Gheddafi: blocco dei visti di ingresso in Libia ai cittadini dei Paesi Schengen. Un disastro anche per l’Italia che ha una forte presenza di imprese italiane nel Paese africano.

 Il premier Berlusconi si era già interessato al caso lo scorso marzo quando la mediazione europea portò i suoi frutti. Il 26 marzo la Svizzera annunciò la cancellazione della ‘black list’. Il giorno dopo la presidenza spagnola dell’Ue cancellò il blocco dei visti per i libici e a sua volta la Libia riaprì le frontiere ai cittadini Schengen. Una svolta accelerata dal premier Berlusconi, che anche allora sfruttò fino in fondo i suoi “buoni uffici” con Gheddafi.

Anche in quell’occasione Berlusconi si trovava in Libia: più precisamente a Sirte dove era stato invitato ad un vertice della Lega Araba a margine del quale ebbe modo di affrontare la crisi dei visti ed il contenzioso tra Libia e Svizzera con il ministro degli Esteri spagnolo. Resta tuttora in piedi la questione Goeldi, l’imprenditore svizzero che il 22 febbraio scorso si è consegnato alle autorità libiche per scontare quattro mesi di reclusione in seguito ad accuse di ingresso irregolare. Oggi ha riavuto il passaporto e domani potrebbe finalmente lasciare la Libia con un volo di Stato.

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