ROMA – ''La legge in corso di approvazione sottrae l'autodeterminazione del volere all'arbitrio eutanasico, rapportandola alle ragioni dell'intelligenza, che sono le ragioni del bene morale della vita e della sua inviolabilita', senza ne' decidere la morte per rifiuto di cure ordinarie e proporzionate ne' respingerla per ostinazione e accanimento medico''.
Con un editoriale di prima pagina, il quotidiano cattolico Avvenire ribadisce oggi il suo ''si''' alla legge sul fine vita, di cui e' atteso per stasera l'ok di Montecitorio.
Il quotidiano dei vescovi confuta le tesi di quanti accusano la legge di contraddire e violare il diritto fondamentale all'autodeterminazione. ''Nella pervasiva tendenza odierna a riportare tutto l'ambito della cosiddetta vita privata sotto il principio dell'autonoma e incondizionata volonta' del soggetto – scrive l'editorialista Mauro Cozzoli -, scelte e comportamenti riguardanti la vita, la sessualita', il matrimonio, la procreazione, la famiglia, l'amicizia, la religione, l'educazione, la comunicazione non rispondono piu' a verita' oggettive e vincolanti di comportamento, ma a opinioni, convenienze e preferenze soggettive, rivendicate come diritti inalienabili da riconoscere e far valere. Ogni regola e norma in questo campo e' avversata come invasione e violazione della liberta' e del diritto''.
Secondo Avvenire, ''la tutela della vita o la sua soppressione, la verita' o la menzogna, la fedelta' coniugale o l'abbandono del coniuge non stanno di fronte alla liberta' autodeterminante del soggetto nello stesso modo di un menu di pesce o di carne, di un viaggio in aereo o in treno, di una vacanza al mare o in montagna. Le possibilita' nel secondo caso si equivalgono, nel primo no''.
