Giorgio Guazzaloca, ex sindaco di Bologna e unico primo cittadino di centrodestra nella storia della città, in un’intervista al Corriere della Sera si è detto pronto a sostenere l’ex premier Romano Prodi nella corsa al Comune. Pone però una condizione, che Prodi faccia il contrario di quanto fece nel 2006 da presidente del Consiglio e si muova libero, senza condizionamenti di schieramento politico, rispondendo solo ai cittadini e ai collaboratori più stretti.
«Prodi è l’uomo giusto per Bologna in questo delicato momento storico in cui Bologna rischia di essere declassata a città di serie B» ha ribadito l’ex sindaco che ha invitato nello stesso tempo anche il Pdl a «rompere gli schemi». Del suo appoggio a Prodi, Guazzaloca non ha parlato con Pier Ferdinando Casini, «ma credo – ha affermato – che la proposta sia ragionevole e spero che la possa prendere in considerazione».
Giancarlo Mazzuca, deputato Pdl, candidato al Comune di Bologna, ha respinto le accuse di chi come l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca ha definito la sua candidatura «paracadutata» da Arcoe: «Non voglio prestare ascolto ai veleni. Non mi sento precario, sono e resto candidato al 100 per cento. Se il mio rivale sarà Romano Prodi ben venga. Lo conosco da molto tempo, fece anche la pefazione a un mio libro. Come diceva Monatenelli, le missioni impossibili sono sempre le più belle».
«Guazzaloca appartiene al centrodestra per modo di dire – commenta inoltre Mazzuca – La sua uscita non mi ha sorpreso. Con Pierferdinando Casini ci conosciamo da una vita, non ha nulla contro di me. Solo che non vuole che la mia candidatura gli venga imposta da altri partiti». Tuttavia, rassicura, «c’é la possibilità di trovare un accordo».
Sull’eventuale candidatura di Prodi permangono comunque grandi incertezze e perplessità soprattutto da parte dello stesso interessato. L’unica cosa certa è che non ha preso nessuna decisione. Nel giorno in cui il leader pd Bersani è calato a Bologna per ricompattare un partito terremotato dal Cinziagate e dalle dimissioni di Flavio Delbono, Prodi avrebbe fatto capire di nutrire riserve personali e soprattutto politiche. Bersani, che aveva avuto un colloquio telefonico con l’ex premier, aveva annunciato che la sua candidatura sarebbe graditissima, ma di rispettare comunque la sua decisione, qualunque essa sia.
Nell’attesa, davanti alla direzione del pd bolognese ha impostato la prossima strategia, facendo capire che l’alternativa consisterà nelle primarie per la scelta del candidato sindaco.
Intanto l’ipotesi di un election day che abbini al 28 marzo le regionali alle amministrative sembra stia perdendo consistenza. Pd e Pdl si rimpallano le responsabilità. «È inutile — ha detto Bersani — che la destra tenti di nascondere le sue difficoltà. Il ministro Maroni conosce la nostra disponibilità a votare subito e ora spetta al governo». Parole che non convincono il senatore pdl Filippo Berselli: «La verità è che il Pd vuole votare in giugno o addirittura tra un anno». Giovedì, giorno di Consiglio dei ministri, forse si saprà qualcosa di più.