
«Altro che casta, non siamo messi in condizione di rendere il servizio che la cittadinanza si aspetta».
Così, in un’intervista alla Stampa, il procuratore della Repubblica di Torino, Gian Carlo Caselli ha motivato la sua adesione alla protesta di ieri dell’Anm.
«Sono ridotto dal mio ruolo a fare l’accattone – dice -, chiedendo in giro quei supporti indispensabili per consentire i servizi».
«Chi ci impone certe riforme – spiega – deve assumersene la responsabilità. Ogni giorno al nostro ufficio arrivano 150 nuove notizie di reato. Alcune comportano investigazioni complesse, con il ricorso ad intercettazioni telefoniche. Non si può gridare che è venuto il momento della tolleranza zero e sbrecciare, nel modo previsto dal disegno di legge approvato alla Camera, la linea Maginot delle inchieste penali: lo strumento delle intercettazioni telefoniche e ambientali».
Inutili, secondo Caselli, anche gli sforzi per la lotta alla clandestinità: «per carenze di mezzi e personale – aggiunge – lo Stato riesce ad espellere solo 1 su 4 dei delinquenti clandestini quando escono dal carcere dopo aver espiato una pena».
