Caso Ablyazov: “I kazaki pilotarono il secondo blitz dagli uffici del Viminale”

Andrian Yelemessov, ambasciatore del Kazakhstan in Italia

ROMA – I kazaki, l’ambasciatore Andrian Yelemessov e i suoi collaboratori, pilotarono dall’ufficio del capo di gabinetto del ministero dell’Interno (Giuseppe Procaccini, che ha dato le dimissioni) un secondo blitz nella villa di Casal Palocco nel quale poi è stata prelevata e quindi espulsa Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, insieme alla sua figlia di 6 anni.

Le prove di una più invadente presenza delle autorità del Kazakhstan nella gestione dei blitz e dell’espulsione della Shalabayeva sono tutte nelle cento pagine di allegati alla relazione del capo della polizia Alessandro Pansa. Sono prove delle quali, secondo Corriere della Sera e Repubblica, Pansa non ha fatto menzione nel suo rapporto.

Scrivono Carlo Bonini e Fabio Tonacci su Repubblica:

“La mattina del 29 maggio, nelle ore successive al blitz di Casal Palocco, l’ambasciatore kazako, dopo averlo fatto la sera del 28, tornò ad accamparsi al Viminale nell’ufficio di Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del ministro, da cui pretese e ottenne una seconda perquisizione nella villa con l’impiego di un sofisticatissimo apparato geotermico per l’individuazione di cunicoli sotterranei in cui il “pericoloso latitante” avrebbe potuto nascondersi. Un’enormità […] che rende ancora più inverosimile di quanto non sia suonata sin qui la circostanza che, a blitz avvenuto, discutendo il da farsi con i kazaki, nessuno al Viminale sapesse che, in quella casa, erano state fermate una donna e la sua bimba di sei anni”.

Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera ricostruisce come queste nuove prove sono venute fuori:

“la seconda irruzione del 29 maggio scorso nella villetta di Casal Palocco, dove si riteneva fosse nascosto Mukhtar Ablyazov, fu decisa nell’ufficio del prefetto Giuseppe Procaccini. E ordinata ai poliziotti direttamente dall’ambasciatore Andrian Yelemessov. A rivelare questi nuovi e clamorosi particolari è il responsabile della segreteria del capo della polizia Alessandro Valeri che ricostruisce le fasi delle due riunioni convocate al Viminale con i diplomatici. E la conferma arriva dal prefetto Gaetano Chiusolo, il capo della Direzione Centrale Anticrimine, che ricevette sul suo cellulare le disposizioni del diplomatico. I loro verbali, così come quelli di tutti gli altri funzionari coinvolti, sono stati consegnati al Parlamento in vista della votazione sulla mozione di sfiducia contro Angelino Alfano prevista per oggi al Senato”.

Sarzanini riporta la deposizione del prefetto Gaetano Chiusolo:

«Il 29 mattina la dottoressa Luisi Pellizzari, il capo dello Sco, il Servizio centrale operativo, mi riferì l’esito negativo delle ricerche. Nella stessa mattinata ho ricevuto una telefonata da parte del prefetto Valeri che mi riferiva che l’ambasciatore, con il quale si trovava nella stanza del capo di gabinetto, sosteneva che il latitante potesse essere ancora nella villa di Casal Palocco e che lo stesso disponeva di ulteriori informazioni. Per queste ragioni l’ambasciatore mi avrebbe richiamato ed in effetti dava i miei recapiti telefonici all’ambasciatore per contattarmi».

L’ambasciatore Yelemessov guida tutta l’operazione. Racconta Chiusolo:

«Circa un’ora dopo ricevevo una telefonata dall’ambasciatore che mi precisava che allo scopo di fornirmi necessari dettagli sarebbe venuto nel mio ufficio. In effetti non giungeva lui nel mio ufficio, ma l’addetto legale dell’ambasciata per parlarmi di queste ulteriori informazioni. Lo saluto soltanto e lo faccio accompagnare dalla Pellizzari che riceve le informazioni sul ricercato e trasmette i relativi dati alla Mobile».

Quando, dopo il secondo blitz, Alma Shalabayeva e sua figlia vengono prelevate, espulse e portate all’aeroporto di Ciampino per il rimpatrio, l’assistente capo Laura Scipioni riferisce:

«Fui informata che erano arrivati il console e il consigliere d’ambasciata. Durante l’incontro con il console, il consigliere, con atteggiamento preoccupato mi mostrava il biglietto da visita del prefetto Procaccini dicendo che stava cercando di contattarlo, fatto che riferivo al dottor Conti, funzionario addetto della Polaria».

Sarzanini scrive che da quel momento in poi Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del ministro Angelino Alfano, non poteva non sapere quanto stesse succedendo:

“È allora che il consigliere avrebbe fatto cinque tentativi di chiamata e si sarebbe poi allontanato per parlare. Un dettaglio importante, perché dimostrerebbe che il gabinetto fu informato in tempo reale anche delle procedure di espulsione mentre Procaccini ha sempre sostenuto di essere a conoscenza soltanto del blitz. Del resto i verbali confermano che tutti sapevano tutto e si sono messi a completa disposizione delle autorità kazake provando ad arrestare Ablyazov, nonostante si trattasse di un dissidente, e poi consegnando loro sua moglie e la sua bambina. È la stessa Scipioni ad ammettere che la signora «mi disse che suo marito era stato in prigione e molti loro amici erano stati uccisi dagli uomini del presidente». Forse questo sarebbe stato sufficiente per credere che Alma Shalabayeva era davvero in pericolo, come cercava di spiegare da due giorni”.

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