«Dalle risultanze di indagine emerge un quadro indiziario di assoluta gravità nei confronti degli indagati, in particolare in relazione alle condotte poste in essere per la realizzazione di un piano preordinato e per l’acquisizione di profitti illeciti».
Così il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Sante Spinaci, motiva la custodia cautelare in carcere nei confronti di Luciano Simeone, Carlo Tagliente, Antonio Tamburrino e Nicola Testini, i quattro carabinieri accusati dell’estorsione al presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.
«La tesi difensiva di Tagliente e Simeone – spiega il gip – sulla realizzazione del video da parte di Cafasso appare un mero espediente difensivo, teso ad attribuire ad altri la condotta di registrazione che non può invece che riferirsi agli stessi autori del controllo, cioè ai due indagati in questione».
Secondo il magistrato, come si legge nelle otto pagine del provvedimento «anche le tesi difensive prospettate da Tamburrini e da Testini appaiono inattendibili».
Quindi, per il magistrato, vista la gravità della condotta le esigenze di custodia cautelare sono «sussistenti», sia per il pericolo di inquinamento delle prove, sia per il pericolo di fuga.