da: Corriere della Sera
Meno tasse allo Stato, addizionali Irpef raddoppiate, un’imposta regionale, che per ora resta l’Irap, da modulare per favorire gli investimenti sul territorio. Poi la cedolare secca al 20% sugli affitti da pagare ai Comuni, la riforma dell’imposta di registro, la semplificazione delle accise e degli altri mille tributi locali che gravano sui cittadini. Non è la riforma fiscale promessa dal governo, ma l’effetto del federalismo che avanza, i risultati delle prime ipotesi su cui stanno lavorando i tecnici dell’esecutivo e che presto arriveranno sul tavolo della Commissione paritetica tra Stato, Regioni ed enti locali, al lavoro sui decreti attuativi della riforma varata dal Parlamento l’anno scorso. «Una partita — spiega il Presidente della Commissione, Luca Antonini— da oltre 200 miliardi di euro».
E che riguarda molto da vicino i cittadini. Più che di spesa, che le autonomie locali gestiscono già, qui si parla di tasse, e molto è destinato a cambiare. «Saranno tributi visibili, tracciabili. I cittadini pagheranno le imposte sapendo a chi e per che scopo, potranno verificare su internet come vengono utilizzate. Oggi in Italia, con il decentramento delle funzioni che c’è già stato, c’è un tasso di federalismo superiore a quello del Canada. Regioni ed enti locali gestiscono già la metà della spesa corrente complessiva, quei 200 miliardi di cui sopra, ma sono responsabili, e per modo di dire, solo dell’11% delle tasse. Io spendo—spiega Antonini — ma paga un altro. E questa è stata la causa del disastro: spendere senza…