Covre si è rivolta ai cattolici invitandoli ad «una riflessione: esistono le richieste e i bisogni di servizi sessuali». Come per il mangiare e il dormire, sono bisogni da soddisfare. Questo, per Covre, vale anche per i detenuti che non dovrebbero essere «repressi». Ecco perchè – ha ribadito – «quello del sesso è un mercato da regolamentare, senza farse e senza ipocrisie. Il lavoro sessuale è appunto un lavoro e va data la possibilità a chi vuole di farlo».
Serve però una regolamentazione, l’unico mezzo per contrastare traffici e sfruttamenti («il proibizionismo, come per la droga, è pericoloso»). Invece – ha denunciato – «negli ultimi mesi si è aperta una guerra contro chi vende il sesso» e colpisce anche i clienti: migliaia di donne e trans nell’ultimo anno sono state arrestate e schedate nelle questure, e se irregolari inviate nei Cie e poi espulse.
Impossibilitate a stare per strada, «ora per trans e prostitute c’è la persecuzione nei locali notturni e negli appartamenti. Non è accettabile costruire la paura su quella parte del mondo ritenuta pericolosa che l’altra parte del mondo cerca».