Consiglio Ministri: impugnate due leggi della Regione Puglia per stabilizzare 8 mila precari

Il consiglio dei ministri ha deciso oggi di impugnare davanti alla Corte costituzionale due leggi della Regione Puglia «in materia di organizzazione del lavoro pubblico». Lo ha comunicato una nota diffusa a Bari dal ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, che ha proposto l’impugnazione.

La legge regionale n.4 del 2010 – è detto – «in violazione del riparto di competenza tra norme statali e disciplina regionale, consente infatti la stabilizzazione di oltre 8000 precari tra dirigenti medici e personale ex Lsu e proroga gli effetti delle procedure di stabilizzazione previste dalla precedente normativa regionale, ampliando così i destinatari delle stesse».

«Inoltre – prosegue il comunicato – consente l’illegittimo inquadramento di personale proveniente da imprese o società cooperative all’interno di società, aziende o organismi della Regione Puglia in violazione della richiamata disciplina statale in materia di stabilizzazioni»; «si pone altresì in contrasto sia con i principi costituzionali di cui agli articoli 3, 97 e 117, secondo comma lettera l, che riservano alla competenza esclusiva dello Stato la materia dell’ordinamento civile (contratti collettivi), sia con la giurisprudenza costituzionale che ha più volte ribadito come il pubblico concorso costituisca l’unica forma di reclutamento del personale idonea a garantire l’efficienza, il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione».

La seconda legge della Regione Puglia impugnata dal governo, la n.5 del 2010, «autorizza invece il transito nei ruoli dell’Agenzia per il diritto allo studio universitario (Adisu) del personale finora in servizio a tempo determinato, con conseguente inquadramento riservato, in violazione della vigente disciplina statale e dei già citati principi costituzionali di cui agli articoli 3, 97 e 117, secondo comma, lett. l, della Costituzione».

Il Consiglio dei Ministri ha impugnato inoltre, su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, le legge regionale del Veneto n. 17/2010 che istituisce le direzioni aziendali delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche e le direzioni generali delle professioni riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione.

Alcune disposizioni regionali – spiega una nota -, prevedendo l’istituzione delle direzioni aziendali e delle loro articolazioni, senza specificare che all’istituzione dei relativi posti si provvede attraverso modificazioni compensative della dotazione organica complessiva aziendale (come disposto nel contratto collettivo), e senza prevedere la copertura finanziaria dei maggiori oneri di spesa sicuramente derivanti dall’istituzione delle nuove direzioni, violano il principio costituzionale secondo il quale leggi che importino nuove e maggiori spese devono indicare mezzi per farvi fronte.

Tali disposizioni inoltre violano il principio di buon andamento della pubblica amministrazione e, intervenendo in materia disciplinata dal contratto collettivo, incidono su competenze riservate allo Stato.

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