BOLOGNA – Va riconosciuto "un grado maggiore di responsabilita' a chi sceglie l'istituto del matrimonio". Questa uscita del neosindaco di Bologna, Virginio Merola (Pd), ha provocato un pandemonio di reazioni, tanto che in serata ha ribadito, per bilanciare, che "il Parlamento nazionale dovrebbe riconoscere la possibilita' del matrimonio civile anche per le persone dello stesso sesso", come aveva chiesto gia' dalla campagna elettorale.
Merola, che aveva gia' suscitato polemiche togliendo i pass per il centro anche ai consiglieri comunali, aveva gia' raccolto consensi nell'Udc, dal deputato Galletti ("Abbiamo sempre sostenuto la necessita' di tutelare in modo piu' concreto la famiglia fondata sul matrimonio") e dalla consigliera regionale Noe': "Piu' punti nelle graduatorie comunali alle coppie sposate? Assolutamente condivisibile, a patto pero' che si passi dalle parole ai fatti".
Apriti cielo. Alla deputata dipietrista Mura il sindaco e' invece sembrato un 'censore' dei diritti civili e nella stessa ottica l'hanno criticato Prc, Arcigay, l'associazione Lgbt del Pd '3D', lo storico leader del movimento gay Franco Grillini.
In serata pero' Merola ha voluto spiegare i concetti chiave, "liberta'" e "responsabilita'": ovvero, bene la norma regionale che gia' fece discutere l'anno scorso equiparando le coppie di fatto ai coniugi nell'accesso ai servizi pubblici, "ma e' giusto o no – chiede – prevedere qualcosa in piu' per chi si impegna in un legame maggiore?". E precisa: "Non chiedo di rivedere le regole comunali o i punteggi, chiedo solo di provare di nuovo a chiamare le cose con il loro nome". E cita Rosa Luxemburg: "Oggi chiamare le cose con il proprio nome e' diventata una cosa rivoluzionaria".
