Cortina, Andrea Franceschi: il sindaco che non può mettere piede in paese

Andrea Franceschi, sindaco “in esilio” di Cortina

ROMA – E’ sindaco ma non può mettere piede nella città che in teoria amministra. Neppure per portare i bambini a scuola. E’ la surreale vicenda di Andrea Franceschi, primo cittadino di Cortina d’Ampezzo, Belluno su cui pende un provvedimento cautelare che gli vieta di varcare i confini del Comune.

Tradotto, Franceschi è sindaco ma non può mettere piede a Cortina. Perché è indagato per una presunta turbativa di un appalto dei rifiuti e per violenza privata. In attesa di giudizio resta sindaco, ma, come dice lui “in esilio”.

E mercoledì 23 ottobre la Cassazione gli ha confermato l’interdizione in attesa di un processo che inizierà a febbraio. In attesa degli eventi Cortina resta sospesa, così come Franceschi che a Libero racconta la sua vicenda.

Al centro dell’inchiesta c’è l’intercettazione di una serie di sms in cui il sindaco chiedeva al capo dei vigili urbani di far sparire etilometri e autovelox da Cortina. Si era in campagna elettorale e il sospetto dell’accusa è che fosse un tentativo di accalappiare voti. Scrive Libero:

 Due gli sms contestati dai giudici. Nel primo Franceschi avrebbe scritto: «Lo dico per l’ultima volta. Mettere in magazzino etilometro e autovelox e lasciateli là altrimenti prendo provvedimenti». Il contenuto del secondo messaggio sarebbe questo: «Telelaser ad Acquabona (frazione di Cortina, ndr). Cosa non vi è chiaro nelle disposizioni che vi ho scritto?».

Franceschi, per questi due sms lei è pure indagato per minacce a pubblico ufficiale.

“Se scrivere di non tartassare la gente con imboscate e di presidiare meglio il centro città è reato, ne prendo atto. Mi domando, però, che cosa stiamo a farci noi sindaci. A questo punto diamo la fascia tricolore al prefetto o ai segretari comunali e che facciano pure loro! Cosa facciamo noi? Rubiamo l’indennità e scaldiamo la sedia?”.

Quei messaggi, però, li avrebbe inviati in campagna elettorale. Meno multe uguale più voti. 

“Sono stato intercettato in quei mesi e tutto può essere visto nell’ottica delle elezioni. Mi spiace di non essere stato intercettato anche negli anni precedenti. Si sarebbe capito subito che il mio rapporto con la Polizia è sempre stato corretto”. 

Lei è in esilio pur senza essere stato condannato.

“È questa la cosa incredibile! Dopo cinque mesi ancora non ho potuto difendermi. Però i giudici mi hanno allontanato da Cortina per paura che potessi reiterare i reati contestati. Anche volessi metter mano ad alcuni bandi, però, non potrei farlo, perché sono passati tutti alla Provincia”.

Il processo quando sarà?

“La prima udienza è stata fissata il 12 febbraio. Non avendo esperienza, non so quante ne saranno necessarie. Mi dicono che questi tempi sono relativamente brevi per il nostro sistema giudiziario. Ma da persona normale per me questi mesi saranno lunghissimi”.

Lei ha amministrato per tanti anni uno dei centri più rinomati d’Italia. Teme di aver pestato qualche piede?

“Sì, e pure a persone molto in alto”.

Dunque qualcuno gliel’ha fatta pagare?

“Ho detto molti ‘no’. Se neghi il permesso di costruire a società con sede a Montecarlo, in realtà non sai nemmeno a chi ti opponi”. 

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Emiliano Condò