«La memoria del Governo italiano nel caso del crocifisso è una memoria suicida, analoga a quella dell’avvocatura dello Stato sul lodo Alfano». Così il senatore del Pd Stefano Ceccanti sulla memoria del Governo italiano alla Corte di Strasburgo che è citata nella sentenza di oggi sull’affissione del crocifisso nelle scuole.
«Quando un Paese perde all’unanimità davanti alla Corte di Strasburgo, al di là del giudizio di merito sulla sentenza stessa, bisogna anche chiedersi se ha presentato bene le sue ragioni. La memoria – spiega Ceccanti – è suicida perché usa come argomento chiave di fronte a una Corte quello che è un argomento di rapporti di forza politici: “la necessità di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana” (n. 42 della sentenza), come a dire che la norma sarebbe illegittima ma che è necessario mantenerla per ragioni politiche. Argomento confutato infatti in modo netto e agevole dalla Corte (n. 56 della sentenza). Al Ministro Alfano – continua Ceccanti – ho chiesto chi abbia prodotto tale memoria suicida per conto del governo. Ma Alfano mi ha risposto di non saperlo».
«Quanto invece al merito della sentenza – conclude Ceccanti – stupisce che la Corte di Strasburgo sembri ritenere sempre e comunque illegittima la presenza del crocifisso, ignorando la “terza via” della Corte costituzionale della Baviera che ha spinto il legislatore a individuare una procedura di rimozione del crocifisso a livello di singoli istituti scolastici in caso di conflitti, pur mantenendo l’obbligo generale di esposizione».
