ROMA – Dimissioni o no, sarà il premier Matteo Renzi a deciderlo. Resta in bilico la posizione del sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, in seguito alla vicenda degli sms sulle elezioni del Csm. Il ministro, Andrea Orlando, dopo un’ora di colloquio col suo sottoposto ha raccolto gli elementi “che eventualmente metterà a disposizione del presidente del Consiglio”. Ma a Renzi l’iniziativa del messaggino per sponsorizzare due candidati di Magistratura Indipendente, corrente di cui lo stesso Ferri è stato leader prima di approdare al governo, non è affatto piaciuta.
A quanto si è appreso Orlando non avrebbe sollecitato Ferri a dimettersi ma gli avrebbe chiesto tutti i chiarimenti necessari. Per ora. E non è chiaro quando e se una decisione potrà arrivare: da domani e sino a mercoledì il ministro sarà impegnato nella riunione dei ministri della Giustizia e degli Interni della Ue che si terrà a Milano. Dopodiché dovrà riferire a Renzi, il quale, non è un mistero, non ha mai visto di buon occhio le correnti della magistratura.
A urne chiuse, quelle per il rinnovo del Csm, l’Associazione nazionale magistrati è tornata a scagliarsi contro il sottosegretario che per tutto il giorno aveva cercato di seminare i cronisti dopo le interviste nelle quali si era difeso sostenendo che si trattava di sms di carattere privato indirizzati a iscritti della sua corrente. Niente di troppo scandaloso.
“Un’evidente e grave interferenza”, invece, secondo l’Anm che considera la sponsorizzazione del sottosegretario un ingresso a gamba tesa nella campagna elettorale del Csm dando “precisa indicazione di voto”.
Secondo il sindacato dei giudici, emerge
“ancora una volta la problematicità dei rapporti tra politica e magistratura e la necessità di porre dei limiti per assicurare una netta distinzione di ruoli e funzioni”.
A chiedere apertamente le dimissioni di Ferri sono stati invece Mario Giarrusso, senatore cinquestelle ed Elio Lannuti, ex Idv, che ha parlato a nome dell’associazione dei consumatori Adusbef.
Ma al di là della polemica, la vicenda è rilevante ancor più dal momento che per la prima volta, nelle elezioni dell’organo di autogoverno della magistratura, i candidati messi in lista sono stati scelti con le primarie, volute proprio dall’Associazione nazionale magistrati.
Primarie che hanno visto un duplice risultato: Area, il gruppo di sinistra dei giudici, ha raccolto il maggior numero di consensi; Magistratura Indipendente, la corrente più moderata, ha superato per numero complessivo di voti Unità per la Costituzione, la storica formazione di centro, e soprattutto ha ottenuto il primo posto per i propri candidati nelle categorie dei giudici di merito (il milanese Claudio Galoppi) e dei pm (il sostituto procuratore di Nuoro Luca Forteleoni), che tra parentesi sono gli stessi per i quali si è speso Ferri con il suo sms.
Se il risultato si replicasse in questa consultazione, cambierebbero i rapporti di forza all’interno del Csm, facendo ottenere almeno un rappresentante in più a M.i., che oggi conta tre consiglieri, contro i sei di Unicost e i cinque di Area.