È allarme per i processi di mafia. Il tribunale di Termini Imerese ha sospeso e rinviato oggi, 5 febbraio, un processo di mafia (un troncone del Perseo) e altri ne salteranno nei prossimi giorni. A Palermo e non solo. La direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliana è in allarme ed è già stata convocata una riunione per lunedì 15 febbraio.
Il motivo è una sentenza della Cassazione che ha dichiarato l’incompetenza dei tribunali a giudicare il reato di associazione mafiosa, in presenza di alcune aggravanti. Nei giorni scorsi una decisione analoga era stata adottata dalla quarta sezione del tribunale di Palermo, che aveva sollevato la questione d’ufficio, invitando le parti a dedurre e rinviando un processo contro i boss Nino, Aldo, Salvatore e Giuseppe Madonia
Il rischio di un azzeramento di decine e decine di processi di mafia, “in ogni stato e grado del giudizio”, dunque anche già conclusi in appello, magari dopo anni di dibattimento, è più che concreto.
La colpa è di una norma antimafia, che ha inasprito le pene per il reato associativo: quando scattano tre aggravanti, previste dall’articolo 416 bis del codice penale, le condanne possono arrivare a 24 e anche a 30 anni e dunque scatta la competenza della Corte d’Assise. Tutto ciò che eventualmente dovesse essere stato fatto dal tribunale è destinato a essere travolto dalla nullità.
La norma che eleva le pene è contenuta nel “pacchetto sicurezza”, approvato con la legge 125 del 24 luglio 2008. Il mese scorso la Cassazione si è trovata a decidere su una prima eccezione di incompetenza, presentata dai difensori di alcuni imputati di mafia a Catania: i supremi giudici hanno accolto il rilievo e assegnato il processo alla Corte d’Assise. A ruota, la quarta sezione del tribunale di Palermo (la stessa che sta giudicando il generale Mario Mori per favoreggiamento aggravato dall’agevolazione di Cosa Nostra) ha rinviato il processo Madonia senza nemmeno cominciarlo e oggi la stessa cosa è avvenuta a Termini Imerese, su congiunta richiesta del pm Caterina Malagoli e di alcuni legali, tra cui Nino Caleca e Domenico La Blasca.
Ora il rischio di far saltare tutti i processi e di vedere i boss tornare liberi per decorrenza dei termini è altissimo.