da: Il Giornale
Ironia della sorte, esattamente a dieci anni dalla morte in esilio di Bettino Craxi, Antonio Di Pietro, grande accusatore dell’ex segretario socialista, ha paura. Perché, abituato a fare il cacciatore, si trova a disagio nei panni del braccato. Lo scrive in una lettera pubblicata sul suo sito nella quale svela che circola, nei palazzi della politica e nelle redazioni dei giornali, un dossier su di lui. Il leader dell’Italia dei valori dice di conoscerne il contenuto: dodici fotografie che lo ritraggono, all’epoca di Mani pulite, insieme a uomini dei servizi segreti italiani e stranieri oltre che a due volti noti degli intrecci politico-giudiziari di quegli anni: Bruno Contrada allora questore di Palermo, poi ufficiale dei servizi (arrestato e condannato con infamanti accuse di collusioni con Cosa Nostra), e il colonnello Mori, il comandante dei Ros (gruppo speciale dei carabinieri che eseguì tra gli altri anche l’arresto del capo della mafia Totò Riina) pure lui finito poi nei guai giudiziari. Di Pietro va oltre, e anticipa che da questo dossier potrebbe emergere, falsamente, che lui era pilotato dalla Cia (i servizi segreti americani), che entrò in contatto con la mafia nella stagione dei veleni e delle stragi, che qualcuno lo pagò per fare la sua parte nella decapitazione della Prima Repubblica versandogli somme di denaro in banche americane e…
