ROMA – Anche i giornalisti pubblicisti, e non solo i professionisti, potranno fare appello al segreto professionale, anche se resta l’obbligo di dichiarare la fonte nel caso in cui questa sia fondamentale per accertare la prova di un reato. Lo stabilisce la nuova legge sulla diffamazione. Legge che, in un articolo di Sara Nicoli, Il Fatto Quotidiano critica per alcuni “pasticci”:
Nel testo però ci sono pasticci vistosi. Nella diffamazione a mezzo stampa, per esempio, è stata tolta l’aggravante del fatto determinato e questo, fatti i debiti conti, rende la diffamazione fatta da un giornalista meno onerosa di quella che può colpire un diffamatore da salotto, la cui multa è stata elevata fino a 10 mila euro nel caso in cui il reato venga commesso tra privati. Contraddizioni che, probabilmente, verranno riviste nel passaggio a Palazzo Madama ma che suscitano perplessità sull’intero impianto della legge.
Ma andiamo alle multe. Per la diffamazione semplice, si diceva, si va dai 5 ai 10 mila euro. letizia gonzales presidente ordine dei giornalisti della lombardialetizia gonzales presidente ordine dei giornalisti della lombardia Se, invece, si è consapevolmente attribuito a qualcuno un fatto falso, allora la multa sale da 20 mila a 60 mila euro (sinora il tetto massimo era di 50 mila euro), con tanto di obbligo di riportare per esteso della sentenza, fatto a cui nessun giornale cartaceo potrà ottemperare visto che spesso le decisioni superano le cento pagine. Probabilmente al Senato ci si accorderà per la sola pubblicazione del dispositivo della sentenza, ma resta pesante l’entità della tetto massimo per le multe, soprattutto per i free lance non tutelati dall’ombrello di un editore.
