Dopo 16 anni torna il quorum

ROMA, 13 GIU – Sembrava morto. Destinato ad essere archiviato sotto il peso di un quorum ormai irraggiungibile e di una disaffezione via via crescente. E invece oggi il referendum abrogativo torna a nuova vita. Sedici anni dopo l'ultima consultazione valida, passano i quattro quesiti su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Certo, con un'affluenza ben lontana dall'87,7% di italiani che nel 1974, all'esordio dello strumento referendario, scelsero di pronunciarsi sul divorzio. Ma saldamente sopra il 50%, a smentire la regola per cui del referendum gli italiani si sono ormai stancati e preferiscono percio' ''andare al mare''.
Astensionismo. Dal 1995 e' questa la bestia nera dei referendari. Nulla hanno potuto le vivaci campagne referendarie dei Radicali e gli scioperi della fame di Marco Pannella: per far fallire una consultazione si mostrava sempre piu' efficace l'invito a disertare le urne. Anche Papa Ratzinger ha sostenuto la linea dell'astensione per affossare i quesiti sulla procreazione assistita, nel 2005. Il punto piu' basso si e' avuto nel 2009, quando Mariotto Segni, vincitore nel '91 e nel '93 con i suoi referendum sulla legge elettorale, e' stato clamorosamente beffato dal 'Porcellum', totalizzando il record negativo di votanti nella storia della Repubblica (solo 23,4%).
Oggi, l'inversione di tendenza. La maledizione si rompe. E il 56,9% degli italiani sancisce che il referendum e' ancora vivo. Segnando, forse, il ritorno a quella stagione in cui Bettino Craxi (era il 1991) invitava gli italiani ad ''andare al mare'' e loro facevano l'esatto contrario, portando l'affluenza al 62,2% per abrogare le preferenze elettorali.
Prima di allora, c'era stato il plebiscito sul divorzio, con l'87,7% di votanti nel 1974, percentuale seconda solo a quella (89,1%) che nel '46 aveva scelto tra Repubblica e Monarchia. E poi i primi referendum radicali nel 1978, sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento ai partiti (81,2% di votanti). E ancora, nel 1981 la campagna per il no all'abrogazione dell'aborto (alle urne il 79,4%), che vedeva trionfare accanto a Marco Pannella una battagliera Emma Bonino.
Erano i tempi gloriosi dei radicali che, guidati da Marco Pannella, conducevano la loro crociata contro ''il regime'' a colpi di referendum. Tempi passati, che sembravano essere archiviati, dopo un lento declino durato sedici anni. Colpa, secondo alcuni, anche della propensione dei radicali a esagerare con i numeri :dieci referendum in una botta sola nel '95, sette nel '97 e altri sette nel 2000, un diluvio di schede che , a un certo punto ha cominciato a stancare gli italiani. Piu' i votanti calavano (49,6% sul proporzionale nel '99, 25,7% sull'articolo 18 nel 2003), piu' aumentavano le richieste di aumentare il numero di firme richieste per proporre un referendum (e rendere piu' arduo presentare lenzuolate di quesiti). O, al contrario, di ridurre o abolire il quorum, per sbarrare la strada all'astensionismo.
Ma una 'picconata' referendaria dal sapore dei tempi andati, segna oggi il ritorno in grande stile della democrazia diretta. I referendari festeggiano. Incluso Pannella, che saluta la ''rivolta democratica''. Mentre Emma Bonino esalta la ''miglior risposta a chi aveva dato l'istituto referendario per clinicamente morto''. Attenzione, pero'. Considerata anche la lunga ''storia dei tradimenti referendari'', vinta una battaglia non si puo' considerare vinta la guerra. E i radicali lo sanno. Percio', tuona Bonino, ora basta: ''Aboliamo il quorum''.

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Alberto Francavilla