Nelle elezioni regionali più discusse e discutibili, dove a dare notizia non sono i programmi, ma le firme sbagliate, i timbri mancanti e i ritardi di presentazione, c’è anche il candidato con due volti e due identità. Insomma a farla breve nella lista di Sinistra e libertà che a Milano appoggia Filippo Penati c’è la drag queen Rovyna Riot e Stefano Villani. Due persone dal punto di vista elettorale diverse, ma in pratica la stessa persona.
Ci si domanda: «E’ legale?». Il comitato elettorale sembra certo delle proprie scelte, Penati invece cade dalle nuvole: «Sono completamente estraneo a questa vicenda. Se qualcuno ha dato false generalità, ne dovrà rispondere. Io stesso mi attiverò subito per verificare se esistono estremi di illegalità che, in quel caso, sarò il primo a denunciare». Marco Cipriano, che rappresenta Sinistra ecologia e libertà nel listino di Penati, taglia corto: «È una operazione di cui siamo stati tenuti all’oscuro e che certo non possiamo condividere perché noi abbiamo rispetto delle istituzioni. A mio parere, questa persona deve sparire dalla lista».
Il nome di Rovyna, artista trentacinquenne che si occupa di organizzazione di eventi, alle spalle una laurea in Lettere classiche con 110 e lode, era stato fatto prima dal vicecoordinatore del Pdl, Massimo Corsaro, poi dal presidente Roberto Formigoni per rispondere alle critiche sulla presenza nel listino bloccato di Nicole Minetti, igienista dentale ed ex ballerina di Colorado Cafè, voluta a tutti i costi dal premier. «Meglio la Minetti della drag queen di Penati», aveva tuonato il Pdl.
E lei, la drag queen che nel suo sito su Facebook scrive «sono lavoratore, sono madre, sono figlia, sono padre, sono studente, sono operaio, sono stagista, sono bianca, sono nero», replica: «Imparino anzitutto il rispetto delle persone. Invece di pretendere serietà negli abiti, forse bisognerebbe mettere serietà in questa politica fatta di clientele e favoritismi personali. Una politica di professionisti che non sono neppure in grado di presentare una lista senza imbrogliare un po’».
Una truffa? Il gruppo di Rovyna spiega che «vorremmo fare politica in modo diverso, non puntando su una singola persona, ma sul collettivo, su un progetto. Noi siamo un collettivo e Rovyna ci rappresenta. Rovyna è tutti e non è nessuno».