Enrico Sassoon, intervista al Fatto: “Grillo è il megafono, Casaleggio la mente”

ROMA – Quando a settembre, Enrico Sassoon, socio fondatore della Casaleggio Associati, in una lettera al Corriere della Sera, annunciò il suo addio al guru di Beppe Grillo, perché non ne poteva più di calunnie e teorie del complotto, alzò un polverone. A distanza di 6 mesi Sassoon torna a farsi sentire e, in un’intervista al Fatto Quotidiano, ricostruisce la genesi del Movimento 5 Stelle, evidenziando l’influenza che Gianroberto Casaleggio ha avuto sul comico: “Grillo è solo il megafono. La parte ideologicamente più preparata mi sembra sia quella di Casaleggio”. Ma, aggiunge, “mi pare che l’uno non viva senza l’altro”

Procedendo con ordine, il manager milanese innanzitutto racconta di quando conobbe Casaleggio. Correva l’anno 2000 e Sassoon entrava, da consigliere indipendente, a far parte del Cda di Webegg, joint venture di Telecom per la consulenza delle aziende e della PA sulle nuove possibilità offerte dalla rete. Spiega Sassoon:

“Quando nel 2004 Casaleggio fonda la sua società di consulenza e strategie di rete (che cura il sito di Grillo), mi propone di acquisire una quota e io entro come socio di minoranza con il 10%. In quell’epoca ero l’ad di American chamber of commerce (filiale italiana della Confindustria statunitense, ndr)”.

Sassoon, che ne è stato osservatore privilegiato fin dalla prima ora, racconta come sia stato Casaleggio a creare il fenomeno Grillo, intuendone le potenzialità politiche nella vis polemica dei suoi spettacoli.

“Credo che il blog sia un’idea di Casaleggio, penso che Grillo non sapesse proprio nulla di Internet quando gli fu proposto. Casaleggio ha notato il successo di Grillo che faceva spettacoli con una componente di critica sociale e politica molto aggressiva. Ha pensato che potesse essere utile sfruttarlo e inserire Internet, le connessioni immediate, negli spettacoli in maniera tale che potesse far vedere le cose di cui parlava, ricordo ad esempio la vicenda Telecom. Hanno usato molto la famosa mappa del potere, elaborata da Casaleggio e Associati, che dimostrava come poche persone controllano molti Cda”.

Così il sodalizio ebbe inizio: Sassoon riconosce che di affare economico si è trattato ma non tale da giustificare fatturati multi-milionari.

È convenuto per un breve periodo di tempo. Che io sappia, Grillo non ha mai pagato niente, non ha speso un euro, ma ha dato in concessione la vendita di dvd e libri.

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Non ho idea. La Casaleggio ha un passivo non drammatico per una società che non supera 1,5 milioni di fatturato. Pura fantasia che la Casaleggio Associati abbia costruito un impero con quel fatturato.

Otto anni governando la rete, ora Grillo segnala “gruppi pagati per gettare fango”, i troll.
Mi sembra strano che si lamenti di interventi in rete di cui lui è stato il primo esempio. Come leggo nei commenti al blog, quelli più seguiti e votati, la maggior parte sono molto critici con la sua denuncia. La presa di posizione di Grillo è oggettivamente molto curiosa: lui ha fatto esattamente quello che lamenta in questo momento, e solo perché è rivolto contro di lui…

Sassoon è piuttosto critico circa l’esaltazione di internet come luogo di democrazia:

La rete è uno strumento come il telefono o come la televisione, ma ha barriere di accesso più basse. La rete non significa democrazia, se usata male può anche significare attentato alla democrazia. Chi vuole identificare la rete come democrazia, e si immagina un popolo della rete, dice cose sostanzialmente sbagliate. La rete è lo strumento più potente per fare politica, nessuno, però, la usa in maniera sistematica come loro.

Quanto al futuro del Movimento, secondo Sasoon, tutto dipenderà dalla capacità o meno dei grillini di trasformare le parole d’ordine “peraltro abbastanza elementari e in parte solo di protesta” in azioni concrete per il Paese.

Per fare questo mi sembra che venga utilizzata una tecnica che ricorda molto quella economica del crowdsourcing (chiedere supporto alle folle, ndr), cioè quando un’azienda o una persona si rivolge a una comunità online, più o meno specialistica, per risolvere un problema e ricevere proposte che poi dovrà scegliere, premiare e infine utilizzare. Questo richiede due condizioni: la prima che esista un pensiero strutturato, la seconda che ci sia un’organizzazione capace di filtrare quello che arriva. Ascoltando Grillo che utilizza questi termini in maniera piuttosto confusa, che sono certamente patrimonio culturale di Casaleggio, ho la netta sensazione che si illudano di fare crowdsourcing politico non avendo per ora né una struttura organizzata né un pensiero realmente definito.

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Daniela Lauria