
ROMA – Fausto Bertinotti ha dovuto dire addio al suo ufficio alla Camera dei deputati. L’affitto della stanza in Parlamento per l’ex presidente della Camera è scaduto: lui non ha protestato, ma il suo staff si è ribellato. “E’ ingiusto”, dicono i 6 collaboratori di Bertinotti per la decisione di “sfratto” presa il 30 settembre, che però cancella di fatto quello che per gli ex presidenti della Camera è un privilegio da 200mila euro l’anno.
Paolo Bracalini su Il Giornale scrive:
“Il vecchio privilegio degli ex presidenti della Camera di poter godere di un fondo di oltre 200mila euro l’anno per mantenere ufficio e personale, è stato negli ultimi due anni molto ridimensionato. Da diritto a vita, è stato ridotto nel 2012 – come risposta all’indignazione popolare per i benefit e gli stipendi di lusso a Montecitorio – a dieci anni, e qualche mese fa ulteriormente dimezzato, a cinque anni, dal Collegio dei questori della Camera (composto dai tre deputati Stefano Dambruoso di Sc, Gregorio Fontana di Fi, e Paolo Fontanelli del Pd)”.
Bertinotti nel 2012 non commentò il taglio:
“ha stoicamente preso atto della decadenza, non così invece i sei dipendenti del suo ex ufficio, che invece hanno inviato una lettera ai questori della Camera per chiedere un ricollocamento. «Comprendiamo l’esigenza di riduzione dei costi» scrivono i sei collaboratori dell’ex segretario di Rifondazione comunista (recentemente pentito: «Il comunismo ha fallito, bisogna ripartire dalla cultura liberale»), ma il nostro rapporto di lavoro doveva terminare nel 2018 e invece si conclude cinque anni prima, con poco preavviso, dicono in sostanza nella lettera”.
E così i 6 dipendenti chiedono di essere ricollocati:
“«Chiediamo di essere inseriti nell’allegato B», cioè in un elencone di circa 300 persone che hanno lavorato, a vario titolo, a Montecitorio, a cui i gruppi parlamentari sono invitati – ma attenzione, non obbligati – a pescare quando cercano personale. La richiesta verrà valutata dall’Ufficio di presidenza, ma non è all’ordine del giorno – filtra da Montecitorio -, anche perchè i sei «bertinottiani» sono collaboratori esterni della Camera, e malgrado il pressing la linea è che, se anche entrassero nella lista dei ripescabili (l’allegato B), tutto dovrà avvenire a saldo zero per il bilancio della Camera dei deputati”.
