Il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e il responsabile welfare e lavoro del partito, Maurizio Zipponi bacchettano Sergio Marchionne e la gestione del caso Fiat.
‘I tre operai della Fiat hanno semplicemente chiesto che venisse applicata e rispettata la sentenza del giudice, pretendendo giustamente di tornare in fabbrica, perché il lavoro è l’unica giustificazione allo stipendio. La Fiat, invece, ha proposto la loro normale retribuzione, esentandoli però dal lavoro. In questi due comportamenti si evince l’enorme differenza tra chi si avvale della legge per ottenere un diritto previsto dai contratti e dalla Costituzione e chi, invece, la legge la applica solo quando gli da’ ragione”.
Lo affermano in una nota congiunta il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ”Questa idea del diritto medievale fa arretrare di colpo – aggiungono Di Pietro e Zipponi – tutto ciò su cui Marchionne aveva giustamente investito, parlando direttamente con i lavoratori e i sindacati di rappresentanza. Si torna in pratica ad una logica da caserma, in cui chi dà gli ordini ha sempre ragione, anche quando sbaglia. Così le fabbriche non funzionano. L’Italia dei Valori auspica, anche nell’interesse della Fiat, la ripresa di una seria trattativa sul futuro industriale ed occupazionale insieme a tutte le organizzazioni sindacali e spera che la Fiat rinunci a questi inutili prove di forze come i licenziamenti di Melfi”.